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Archibio.com  >  Salute e benessere >  Wellness >  L'umidita' dell'aria e il benessere

L'umidita' dell'aria e il benessere

Il corpo umano ha una esigenza fondamentale dal punto di vista termico: mantenere la sua temperatura interna molto stabile.

Autore Letizia Pilotti
Categoria Wellness

Il corpo umano ha, dal punto di vista termico, una esigenza fondamentale: mantenere la sua temperatura interna molto stabile, su valori di 37 ± 0.5°C anche se il corpo produce costantemente calore, come risultato della sua attività metabolica.

Per conseguire il primo obiettivo, il corpo deve quindi cedere all’ambiente questa quantità di calore: non di più, altrimenti la sua temperatura interna diminuirebbe, non di meno, altrimenti essa crescerebbe.

Si definisce quindi equilibrio termico la condizione in cui il corpo riesce, facendo eventualmente ricorso ai suoi meccanismi di autoregolazione, ad eguagliare i termini positivi e negativi relativi alla produzione interna di calore ed agli scambi di calore con l’ambiente.

Si definisce benessere termoigrometrico la condizione mentale che esprime soddisfazione nei confronti dell’ambiente termico. La condizione per cui si abbia la più alta percentuale di persone che esprimono un giudizio di benessere è definita di benessere ottimale.

Come già accennato prima, il corpo umano può riuscire a mantenere l’equilibrio termico, ma a spese di autoregolazioni che danno sensazioni spiacevoli. Questa spiacevolezza delle sensazioni, è proprio un segnale, un indicatore della “fatica” che il corpo sta facendo per mantenere l’equilibrio.

Nel sistema di termoregolazione, i recettori termici sono dei veri e propri sensori che reagiscono sia alle basse, sia alle alte temperature secondo meccanismi differenti; i recettori sono terminazioni nervose che inviano segnali alla regione del cervello responsabile della termoregolazione, chiamata ipotalamo.

Affinché si possa mantenere l'omeotermia del corpo esistono due tipi di termoregolazione:
- vasomotoria
- comportamentale

L'energia termica generata all'interno del corpo umano viene dispersa nell'ambiente essenzialmente attraverso la pelle, sia per convezione e irraggiamento (dovute a una differenza di temperatura tra pelle e aria circostante il corpo, e pelle e temperatura media radiante delle pareti che circondano il corpo) sia per evaporazione. La termoregolazione vasomotoria interessa i capillari superficiali: questi, dotati di valvole, aprendosi (vasodilatazione in ambienti più caldi) o chiudendosi (vasocostrizione in ambienti più freddi), incrementano o impediscono l'afflusso di sangue.

Altri meccanismi sono attuati per assicurare l'omeotermia del corpo: in caso di freddo: il brivido, cioè l'attivazione di alcuni gruppi muscolari, comporta un aumento del metabolismo energetico impedendo la cessione di energia meccanica all'ambiente; in casa di caldo: la sudorazione ricopre la pelle di un sottile film di soluzione acquosa che in parte si trasforma in vapore nell'aria, sottraendo calore alla superficie del corpo umano.

 
Schema a blocchi del sistema di termoregolazione dell'uomo.


L'umidità non è altro che il vapore acqueo presente nell'aria.
L'umidità Relativa, invece, è la quantità d'acqua presente nell'aria ad una data temperatura rispetto alla quantità massima di vapore acqueo che l'aria può contenere a quella temperatura quando è satura.
A 21°C, 1 kg d'aria secca può contenere fino ad un massimo di circa 15,8 grammi di vapore acqueo pari al 100% di Umidità Relativa (U.R.). La quantità di acqua che l'aria può trattenere cambia con il variare della temperatura e cresce se la temperatura dell'aria aumenta. Di conseguenza, mentre 1 kg di aria secca a 21°C può contenere fino a 15,8 g di vapore acqueo, la stessa quantità di aria a -18 °C ne può trattenere solo 0,92 grammi circa.
L’umidità dell’aria è dunque uno dei quattro parametri ambientali da cui dipende il benessere termoigrometrico negli ambienti abitati: gli altri sono la temperatura a bulbo secco, la temperatura media radiante e la velocità dell’aria.
Un livello troppo alto o troppo basso dell’umidità dell’aria può influire negativamente sul corpo umano, sull’ all’apparato respiratorio in particolare.
L’aria ispirata attraverso le vie aeree superiori e poi attraverso i bronchi si riscalda attraverso le pareti fortemente vascolarizzate dei canali. Tali pareti sono rivestite da una mucosa che in condizioni normali è mantenuta umida . In tal modo l’aria non solo si riscalda, ma si umidifica portandosi praticamente in condizioni di saturazione prima di entrare in contatto con la superficie alveolata dei polmoni.
Le mucose che rivestono le vie aeree hanno una funzione essenziale di filtraggio dell’aria da tutti i tipi di contaminanti, ma in particolare da quelli di natura biologica (batteri, virus ). I bronchi sono rivestiti da una mucosa ciliata che ha lo scopo di trattenere le impurità. Quando l’aria presenta un’umidità troppo bassa c’è il rischio di produrre un ‘evaporazione troppo intensa delle mucose, portandole in condizioni di secchezza: si viene a perdere così la capacità filtrante . Gli agenti patogeni che si trovano nell’aria penetrano più facilmente attraverso le vie aeree.
Per prevenire questo fenomeno è necessario che negli ambienti riscaldati l’aria abbia un contenuto sufficiente di umidità.
Qualora l’ambiente non presenti carichi latenti importanti esso va umidificato nella stagione di riscaldamento onde escludere il rischio che l’umidità relativa scenda sotto il 30%.
Il discorso cambia quando si considerano i contaminanti ambientali di natura biologica , quali acari, muffe, batteri e virus.
In questi casi, aumentando il grado di umidità, si rischia di peggiorare nettamente il clima dei locali interni con un’aria che risulta poi troppo umida. Le ripercussioni possono essere le seguenti: formazione di muffa e proliferazione di batteri e acari sulle pareti, le cornici delle finestre, dietro i
mobili, nei tappeti e all'interno dei materassi, con conseguenze nocive per la salute.
L'acqua non fresca utilizzata in alcuni umidificatori può causare l'inquinamento diretto
dell'aria con batteri, muffa e amebe. Si raccomanda pertanto l’impiego di umidificatori
dell’aria nei locali abitativi solo in modo mirato e con la dovuta cautela.
È soprattutto nelle giornate fredde d'inverno che sorge il problema dell'aria troppo secca nei locali abitativi.
In quei giorni, arieggiando, si riduce di molto l'umidità nei locali, dato che l'aria calda può assumere
più umidità di quella fredda. Più bassa è la temperatura esterna, minore sarà l'umidità nei locali,
e con più frequenza si arieggiano i locali, più elevato sarà il grado di secchezza dell'aria.
Dal profilo medico è più sano vivere in un ambiente piuttosto secco che in uno tropo umido. In genere non è necessario ricorrere a un umidificatore poiché adottando misure di igienizzazione dell'aria all'interno dei locali, si possono risolvere i problemi legati alla diminuzione del confort abitativo. Tali misure possono apportare un miglioramento della qualità dell'aria in generale. In nessun caso si dovrebbe acquistare un umidificatore e metterlo in funzione senza prima conoscere l'effettivo grado di umidità dell’aria.
• Non scaldare eccessivamente i locali abitativi
L'aria di locali eccessivamente riscaldati è più secca di quella di locali con una temperatura più bassa. L'aria troppo asciutta provoca secchezza della pelle e delle mucose. Abbassando la temperatura a 20- 21 °C, aumenta la sensazione di benessere, si risparmia energia e aumenta il grado di umidità relativa.
Nelle abitazioni di vecchi edifici male isolate e con pareti fredde, una temperatura leggermente più
elevata contribuisce ad aumentarne l'accoglienza e quindi il senso di benessere di chi ci abita. Anche gli anziani o le persone che sono costrette a rimanere a lungo sedute necessitano di una temperatura più elevata per sentirsi bene.
• Ridurre le immissioni di polvere e di sostanze irritanti
L’aria polverosa e inquinata è spesso recepita come secca. La diminuzione delle immissioni nell’aria costituisce perciò una misura essenziale per ridurre la sensazione di secchezza e soprattutto le ripercussioni negative sulla salute. È quindi importante seguire le raccomandazioni seguenti:
- non fumare nei locali abitativi;
- non utilizzare troppe candele e non lasciarle accese troppo a lungo; rinunciare ai diffusori di profumi per ambienti e ai bastoncini fumiganti;
- eliminare regolarmente la polvere: passare l’aspirapolvere a fondo, pulire le superfici lisce con un
panno umido e arieggiare bene dopo avere utilizzato l’aspirapolvere;
- arieggiare regolarmente creando correnti d’aria.
Cambiamento d’aria nei locali in cui sono in funzione impianti di ventilazione
Nelle abitazioni provviste di impianti di ventilazione, su un lungo arco di tempo, l’umidità dell’aria nei giorni freddi può abbassarsi al di sotto del 30 per cento. Il motivo principale è spesso l’occupazione ridotta dei locali: in un appartamento di 4 stanze, la ventilazione è adeguata per un’economia domestica di 4 persone. Se nell’appartamento vivono solo una o due persone si forma meno umidità e la stessa nei giorni freddi è eliminata rapidamente dal forte ricambio di aria. In tal caso, visto che ogni persona dispone di una quantità notevole di aria fresca, la qualità dell’aria all’interno dei locali è molto buona, ma perde anche più velocemente l’umidità. Il problema può essere risolto riducendo di poco il ricambio dell’aria durante i giorni freddi oppure adeguando l’occupazione dei locali. In considerazione dei rischi igienici prevedibili si consiglia di utilizzare gli umidificatori dell’aria solo in modo mirato e pulirli regolarmente
Se a una temperatura di 20-21 °C il grado di umidità relativa dell'aria per giorni o per settimane si abbassa al di sotto del 30 per cento, è opportuno ricorrere a un umidificatore. Questo vale soprattutto per le regioni alpine. Occorre tuttavia fare un uso moderato degli umidificatori. Non si dovrebbe procedere per istinto all’umidificazione bensì aumentare il grado di umidità in modo mirato fino al 40 per cento e controllarlo regolarmente mediante un igrometro. In ogni caso occorre anche verificare che non si formi acqua di condensa su pareti e finestre.
Infatti l’aria può passare però rapidamente dallo stato di «eccessiva secchezza» a quello di «eccessiva umidità». L'utilizzo di umidificatori può generare rapidamente un eccesso di umidità nell'abitazione. Una situazione che si verifica spesso e che comporta un rischio non indifferente per la salute.. L'alto grado di umidità favorisce la proliferazione degli acari e l'insorgere di danni nonché la formazione di muffa, con possibili ripercussioni sulla salute, in particolare disturbi alle vie respiratorie e allergie.
• Proliferazione degli acari :gli acari per riprodursi necessitano di un grado di umidità non inferiore al 50 per cento. Questi minuscoli parassiti, appartenenti alla famiglia degli aracnidi, sono presenti in ogni abitazione e si nutrono tra l'altro di scaglie cutanee umane e animali. Vivono tra le fibre e nei tessuti, soprattutto di materassi, cuscini, coperte, poltrone e tappeti, ma anche nelle gabbie di criceti, porcellini d'India e uccelli. Gli acari sono innocui e non trasmettono malattie. Ma insieme ai loro escrementi rilasciano anche importanti allergeni fastidiosi. All'incirca il 9 per cento della popolazione adulta e il 12 per cento dei bambini sono già oggi sensibili agli allergeni degli acari, ossia possono sviluppare reazioni allergeniche. L'allergia agli acari ha conosciuto una forte espansione negli ultimi 50 anni. Si presume che una delle cause sia l'aumento della temperatura e dell'umidità nelle abitazioni durante i mesi invernali. Riducendo l'umidità al 45 per cento, gli acari non possono più riprodursi. Perciò un basso grado di umidità contribuisce efficacemente alla riduzione della presenza di allergeni.
• Infestazione di muffa Se nel corso di alcuni giorni o settimane il grado di umidità supera il 50-60 per cento, può formarsi della muffa sulle pareti esterne o in altri punti freddi della casa. Particolarmente vulnerabili sono gli edifici con pareti male isolate o in cui vi sono flussi ininterrotti di aria fredda. Se l'umidità relativa dell'aria in questi edifici si situa attorno al 50 per cento, nella parte più fredda delle pareti o dietro i mobili, dove la circolazione dell'aria è insufficiente, il grado di umidità può salire facilmente all'80 per cento creando condizioni ideali per la formazione di muffa. In un'abitazione, materiali troppo umidi o infestati di muffa possono provocare, oltre a odori sgradevoli in cantina, scolorimenti o danni, anche irritazioni alle mucose, disturbi alle vie respiratorie o addirittura allergie da muffa e asma. Inoltre sono molto più frequenti i casi di infezioni alle vie respiratorie superiori.
Raffreddamenti frequenti e duraturi nei bambini possono essere considerati tipici segnali della
presenza eccessiva di umidità nell'abitazione. L'aspetto interessante è che spesso le irritazioni e le infiammazioni alle vie respiratorie sono descritte come una sensazione di secchezza.
Non tutti gli umidificatori dell’aria sono innocui dal punto di vista igienico. Si raccomanda di non utilizzare apparecchi che funzionano secondo il principio della nebulizzazione: l'acqua usata per umidificare può rapidamente trasformarsi in terreno di coltura per germi che, mediante il processo di nebulizzazione, si diffondo nell'aria dei locali insieme a batteri, muffa, amebe e le loro cellule costituenti. Gli umidificatori a ultrasuoni sono in grado di uccidere i germi ma non di eliminare quelli morti e le loro cellule costituenti, pericolosi per le persone allergiche. Da indagini svolte risulta che almeno alcuni apparecchi non sono abbastanza efficaci per eliminare i germi. L'impiego di apparecchi a vaporizzazione o a evaporazione non provoca, di regola, la diffusione di microbi nell'aria, evitandone l’inquinamento. I contenitori d'acqua e gli evaporatori devono essere periodicamente puliti o sostituiti onde evitare sgradevoli odori.






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