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Wilderness, natura e arredamento

Il Feng Shui nel Nuovo Mondo ai tempi della "frontiera"

Autore Alessandra Calanchi
Categoria Feng shui

1. Quando gli europei arrivano nel continente nordamericano, nel XVII secolo, trovano un immenso paese i cui protagonisti assoluti sono le foreste, le montagne, le praterie, i fiumi, i laghi, le cascate: i nativi (subito denominati, da una prospettiva geografica falsata, indiani, e in alternativa, da una prospettiva coloniale/razzista, selvaggi o pellerossa) abitano il territorio senza possederlo, spostandosi periodicamente da un luogo allaltro a seconda del clima e delle stagioni. Non conoscono ledilizia e non costruiscono steccati. Rispettano la terra, lacqua e i cicli naturali. Sono animisti: per loro ogni essere vivente, e dunque anche le piante e le pietre hanno uno spirito. Quando uccidono un animale per cibarsene, gli chiedono perdono.
Gli europei, una comunit sempre pi popolosa (e sempre pi eterogenea a livello religioso, sociale e di provenienza), occupano via via il territorio, procedendo da est verso ovest, secondo quel grande movimento a ondate che sarebbe poi stato chiamato frontiera: un confine in continuo movimento, che incarna lo spirito democratico e imperialista insieme del nuovo homo americanus. Cos, ci che nelle lingue europee ha sempre indicato un ostacolo e un limite, diventa in America sinonimo di movimento e invito (Turner p. 10).
Mentre la frontiera procede, nel XVIII e XIX secolo, i nativi vengono letteralmente spazzati via: prima con le malattie, poi con il whisky e i fucili, infine con le guerre, i vergognosi contatti di compravendita, listituzione delle riserve. La wilderness, la natura selvaggia, lascia il posto a un immenso paese pieno di belle case, buone strade, frutteti, campi e ponti, l dove cento anni prima tutto era selvaggio, boscoso e non coltivato! (de Crvecoeur p. 658).
Ha inizio, per il territorio americano, una nuova fase della sua esistenza. Il colono/pioniere, infatti, affascinato dal paesaggio ma vuole possederlo, e questa una novit assoluta. E vero che questo nuovo Adamo si pone dapprima in una situazione di sintonia con la natura: gli uomini sono come le piante; la bont e il gusto del frutto derivano dal tipo particolare del suolo e dalla qualit dellesposizione. Noi non siamo nullaltro che ci che assumiamo dallaria che respiriamo, dal clima che abitiamo (Ivi 661). Ed vero altres che la grande distesa solitaria domina il colono, simpadronisce del suo animo (Turner p. 33). Eppure, il suo atteggiamento diventa presto un atteggiamento di conquista e di possesso, non di rispetto.
Tanto per cominciare, nella sua ansia di portare la frontiera sempre pi a ovest, egli si comporta in modo assolutamente colonialista rispetto ai cinque elementi, che sono presenti nel paesaggio americano su scala grandiosa. LAcqua la prima che lo accoglie: dopo la grande distesa oceanica, gli europei penetrano nel continente per vie dacqua, su fiumi e canali. Dopo lacqua, il Legno delle foreste gli fornisce riparo e combustibile: la volta del Fuoco, che gli d calore e ricchezza (i giacimenti di petrolio). Della Terra non occorre parlare: si trova al centro dei suoi obiettivi e si stende per miglia e miglia tuttintorno, piena di promesse. La Terra, infine, oltre ai frutti e al grano, genera il Metallo (le miniere, i filoni doro).
A tutto questo lhomo americanus non , in realt, indifferente: a modo suo rende giustizia alle ricchezze del Nuovo Mondo esprimendo gratitudine alla Provvidenza - un ringraziamento oggi ancora celebrato nella Festa del Ringraziamento (Thanksgiving), che cade il quarto gioved di novembre). Ma nella sua gratitudine trascura lantica arte della geomanzia e dimentica di rendere omaggio a un genius loci che, forse, parlava un linguaggio diverso dal suo

2. Nella prima met del XIX secolo Ralph Waldo Emerson, pur da una interessante prospettiva olistica (loversoul o anima universale, che diventer uno dei suoi princpi), crea in Nature (1836) una doppia dicotomia tipicamente occidentale - natura vs anima, natura vs arte: Da un punto di vista filosofico, luniverso composto dalla Natura e dallAnima [] La Natura, nel senso comune, si riferisce a essenze non modificate dalla mano delluomo; lo spazio, laria, il fiume, la foglia. LArte si riferisce alla mescolanza della volont umana con i medesimi oggetti, come avviene con una casa, un canale, una statua, un quadro (Emerson, Introduzione, pp. 1106-1107). Ma la contemplazione del paesaggio si fa immersione globale nel paesaggio, e ogni differenza e/o opposizione viene risolta in unarmoniosa visione dei contrari che non pu non farci pensare al Tao: Stando sulla nuda terra, il capo immerso nellaria serena e sollevato nellinfinito spazio, tutto legoismo meschino svanisce. Divento un trasparente bulbo oculare, non sono niente, vedo tutto; le correnti dellEssere universale circolano attraverso me; sono una parte o una particella di Dio. [] Nella wilderness trovo qualcosa di pi caro e a me familiare che non nelle strade o nei villaggi. In un paesaggio sereno, e in particolar modo nella linea lontana dellorizzonte, luomo contempla qualcosa che bello quanto la sua stessa natura. La pi grande beatitudine offerta dai campi e dai boschi la suggestione di unocculta relazione tra luomo e il mondo vegetale. Non sono solo e sconosciuto. Esso mi manda segnali e altrettanto faccio io. Londeggiare dei rami nella tempesta nuovo e al tempo stesso antico per me. Mi sorprende, e pure non mi sconosciuto. Leffetto che produce quello di un pi nobile pensiero, o di una pi elevata emozione, che mi sono giunti nelle occasioni in cui ho avuto la percezione di agire in maniera soddisfacente o di operare con rettitudine. Eppure, certo che il potere di produrre una simile gioia non risiede nella natura, ma nelluomo, o meglio, nellarmonia di entrambi (Emerson, Capitolo 1, pp. 1107-1109).

3. Parallelamente alla conquista del territorio, nascono ledilizia e larchitettura. Il paesaggio, che non le conosceva, si riempie di strade, ponti, citt e ferrovie, e si popola di case. In legno o in pietra, le case rappresentano la stabilit, il desiderio di permanenza sul territorio. E se prima obbediscono a esigenze elementari (fungere da riparo dal freddo, dalle bestie feroci e dagli indiani), pian piano iniziano a e seguire i criteri estetici del gusto, della moda, insomma a inventare la cultura abitativa del Nuovo Mondo.
Edgar Allan Poe, celebre autore di racconti e poesie, scrive nel 1840 un saggio brevissimo, assolutamente diverso dal resto della sua produzione: La filosofia dellarredamento, nel quale accusa la tipica casa americana di essere come un pugno in un occhio (Poe p. 415). Non pu conoscere il fengshui (che sar portato in America solo 33 anni dopo, come si vedr pi avanti), eppure cita i cinesi e gli orientali per le loro fantasie calde ma inappropriate (Ivi p. 414); e soprattutto, da grande visionario qual , dichiara che nellarredamento americano locchio viene colpito dalla prevalenza di linee diritte [...] o maldestramente interrotte con angoli retti. Se vi sono linee curve, queste si ripetono con spiacevole uniformit (Ivi p. 415).
Poe critica anche leccesso di gas (la luce a gas) e di vetro, che insieme danno troppa lucentezza (Ivi pp. 416-417), e non risparmia gli specchi: lo specchio presenta una superficie piatta, incolore, ininterrotta - un oggetto sempre e ovviamente spiacevole. Considerato un riflettore, potente nel produrre ununiformit mostruosa e odiosa: e il male aggravato, non in proporzione diretta con laumento delle sue fonti, ma in percentuale costantemente crescente. In effetti, una stanza con quattro o cinque specchi disposti a caso , da un punto di vista artistico, una stanza priva di forma alcuna (Ivi pp. 417). Se poi aggiungiamo luci e scintillii vari, aggiunge, chi entra in una stanza del genere avr immediatamente la sensazione che qualcosa non va, pur non essendo magari in grado di definire le cause precise del suo disagio. Ma se la stessa persona entrer in una stanza ammobiliata con gusto, le sfuggir senzaltro unesclamazione di sorpresa e di piacere (Ivi p. 418).
Le intuizioni di Poe sono straordinarie, anche se si limitano agli aspetti estetici. Manca infatti una teorizzazione che trascenda leffetto immediato del bello e del brutto, sebbene Poe, quando parla di linee rette, luci sfavillanti e specchi, sia in realt vicinissimo a formulare quella che avrebbe potuto essere una versione originalissima dell arte dellabitare nel Nuovo Mondo.

4. Sar infatti solo nel 1873 che il fengshui approder in America, grazie al missionario protestante tedesco Ernest J. Eitel, attivo in Cina per la London Missionary Society nella seconda met del XIX secolo. Il suo libro, che si intitola Feng-Shui, or the Rudiments of Natural Science in China (poi ristampato come The Science of Sacred Landscape in Old China, a cura di John Michell, 1984) e contenente le splendide incisioni di Thomas Allom (da China Illustrated, 1943) uscir in Italia solo nel 1995 col titolo Feng Shui. Spirito della natura e arte dellabitare: la scienza cinese del paesaggio. Vorrei precisare che nelledizione in mio possesso (traduzione e prefazione di Francesco Paolo Campione) in realt lultima frase non c, nonostante compaia nelle bibliografie che si trovano in internet. Mah. Non posso esimermi dallesprimere la mia preferenza per il titolo completo, poich, nel caso contrario, il passaggio da scienza delloriginale all arte della traduzione d limpressione di delegittimare la scientificit di una disciplina che percepita come pi vicina alle stravaganze dellambito artistico.

Eitel inizia il suo libro constatando come ogniqualvolta in Cina si voglia acquistare un appezzamento di terra, costruire una casa, demolire un muro, addirittura piantare lasta di una bandiera o un palo del telegrafo si consultino i princpi del fengshui. E prosegue specificando che molti cinesi sostengono che si tratta di norme legate semplicemente al comune buon senso, che anche gli europei conoscono e applicano. Eppure il fengshui spesso percepito come un insieme di superstizioni ed avvolto da unaura di mistero.
Con lintento di dissipare tale mistero, Eitel presenta al lettore la sua interpretazione del fengshui come Dottrina della natura, dunque collocandolo fin dallinizio nellambito delle scienze naturali cinesi (Eitel p. 23), che pure giudica rudimentali e sprovvedute (Ivi pp. 24-25). Egli illustra in particolare come il Sistema del fengshui sia basato su quattro Forme della Natura (Li, lOrdine generale, Su, le sue proporzioni numeriche, Chi, il suo Respiro vitale, e Ying, le sue Forme sensibili (Ivi p. 26), a ognuna delle quali egli dedica una sezione del libro.
E significativo che, a premessa dei vari capitoli, Eitel riconosca unanalogia fra il pensiero cinese e il mondo greco antico (pi tardi si sarebbero chiamati archetipi), mentre non prenda affatto in considerazione altre culture come a esempio quella dei nativi americani (e il suo libro, lo ricordiamo, vede la sua prima edizione proprio in America): i cinesi considerano ancora la natura come un corpo pulsante di vita [] nella Dottrina cinese della natura ritroviamo le identiche espressioni di sentimento poetico e di rispetto profondo e spontaneo della natura che sono state cos spesso ammirate nella filosofia greca, la quale lha resa palpitante, facendo di ogni pietra e di ogni albero uno spirito vivente, popolando le acque di naiadi e le foreste di satiri (Ivi p. 24). Lanalogia, evidentemente, poteva essere percepita come valida solo se avesse ricongiunto Occidente a Occidente, Nuovo a Vecchio Mondo, Atlantico a Mediterraneo - tutti luoghi da cui i nativi americani (e altri selvaggi o indigeni appartenenti a culture totemiche o tribali, percepite come primitive) erano giocoforza esclusi.
Laspetto pi interessante del libro che contiene, oltre a unesposizione abbastanza obiettiva delle principali nozioni del fengshui (i 5 elementi, gli animali simbolici, i trigrammi, ecc.), numerosi esempi pratici: per esempio la favorevole disposizione della citt di Canton, che si trova precisamente nellangolo formato da due catene di colline che curvano dolcemente (Ivi p. 38); linflusso maligno dato invece a Hong Kong da quella strana roccia posta sul margine della collina (Ivi p. 64); e insiste sullinfluenza delle forme del territorio sulle case che vi si costruiscono, tale da poter provocare malattie, sterilit e perfino la morte dei membri di una famiglia (Ivi p. 71). Eitel precisa a questo proposito che il fengshui si occupa anche dell arte di migliorare la configurazione naturale di un particolare luogo [] La configurazione naturale della terra esercita un notevole ascendente sui nostri destini, ma alluomo dato di modificarla (Ivi p. 72).
Pensare che questo libro fu pubblicato in Arizona - uno dei paesaggi pi straordinari di tutta lAmerica, a sud-est del Colorado - e nel 1873, dunque a frontiera ancora aperta (la frontiera sarebbe stata dichiarata ufficialmente chiusa solo nel 1890) e circa un secolo prima della new age, non pu non suscitare curiosit e interesse e potrebbe aprire nuovi percorsi e affascinanti prospettive di studio.

Opere citate

John Hector St. John de Crvecoeur, Letters from an American Farmer, 1782, brani riportati in The Norton Anthology of American Literature, a cura di Nina Baym, Norton, New York, 1979 (vol. A, pp. 657-682). Trad. mia.

Ralph Waldo Emerson, Nature, 1836, in The Norton Anthology of American Literature, a cura di Nina Baym, Norton, New York, 1979 (vol. B, pp. 1106-1134). Trad. mia.

Edgar Allan Poe, The Philosophy of Furniture, 1840, in Selected Writings of Edgar Allan Poe, a cura di David Galloway, Penguin Books, New York & London, 1967, pp. 414-420. Tad. Mia.

Ernest J. Eitel, Feng-Shui, or the Rudiments of Natural Science in China, 1873, poi ristampato come Feng-Shui. The Science of Sacred Landscape in Old China, Synergetic Press, Oracle, Arizona, 1984, trad. it. Feng Shui. Spirito della natura e arte dellabitare, Red Edizioni, Como, 1995.

Frederick J. Turner, The Frontier in American History, 1920, Henry Holt & Co., New York, 1953, trad. it. La frontiera nella storia americana, Il Mulino, Bologna, 1959.






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