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Archibio.com  >  Bioarchitettura >  Architettura biologica >  Valutazioni sulla metodologia adottata in fase di diagnostica per il recupero di Palazzo Migliazzi a Frugarolo (AL)

Valutazioni sulla metodologia adottata in fase di diagnostica per il recupero di Palazzo Migliazzi a Frugarolo (AL)

Un esempio di edilizia sostenibile

Autore Antonella Barbara Caldini
Categoria Architettura biologica

Premessa

Palazzo Polastri, meglio conosciuto come Palazzo Migliazzi poi Colonna si trova a Frugarolo, un piccolo paese in provincia di Alessandria. Ledificio, attualmente in stato di assoluto abbandono, passato di propriet dallIspettoria Sale siana Novarese Alessandrina al gruppo S.P.F. Costruzioni che, dopo unattenta campagna diagnostica di analisi e valutazione delleffettivo valore storico e artistico, durata circa un anno (il palazzo vincolato ai sensi del D.Lgs. 42/2004 Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio), ha deciso di procedere al recupero conservativo del pregiato immobile per insediarvi la propria sede e destinare lultimo piano ad edilizia residenziale.
Il progetto di restauro, redatto per la parte architettonica e di riqualificazione duso dallarch. Antonella B. Caldini e per la parte di consolidamento strutturale dalling. Massimo Devecchi, gi stato regolarmente approvato ed autorizzato dalle Soprintendenze piemontesi (quella per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e la consorella per i Beni architettonici e per il Paesaggio), che hanno seguito con interesse la proposta del recupero delledificio storico. Durante la fase diagnostica stata anzitutto ridefinita la cronistoria delle principali vicissitudini storiche che hanno interessato ledificio nel corso dei secoli, tutte le informazioni raccolte sono state utilizzate per la programmazione della successiva campagna stratigrafica, che propone il riscontro diretto delle informazioni scritte con quelle materiche proprie delledificio.
Parallelamente stata effettuata unaccurata campagna di rilievo che, attraverso la restituzione grafica e fotografica di tutti gli apparati decorativi sia interni che esterni, ha permesso di valutare leffettivo livello conservativo della fabbrica e quantificare i costi di ogni singolo intervento.
Sempre in via preliminare stata programmata (ed attualmente in corso) la campagna stratigrafica dei prospetti esterni al fine di risalire alla successione cronologica dei singoli strati di intonaco e coloriture e, su richiesta dellEnte vigilante, si sta anche provvedendo al prelievo di alcuni campioni di intonaco da sottoporre ad analisi di laboratorio al fine di accertare la composizione chimica originaria dei componenti materici.
Durante queste operazioni saranno effettuati monitoraggi termoigrometrici sulle murature al fine di definire i valori di umidit relativa e temperatura, utili nella valutazione delle procedure di restauro pi appropriate.


Notizie tratte dalle fonti documentarie


La storia di Palazzo Migliazzi si lega fortemente alle vicende storiche di Frugarolo e alle antiche tradizioni del territorio piemontese. La prima indicazione cartografica delledificio risale ad unantica stampa datata 1745 che riporta gli accampamenti delle truppe franco-ispaniche contro quelle austro-sarde: la planimetria mette in risalto le parti pi antiche del paese e permette di analizzare lantica ripartizione del territorio. A questa data Palazzo Migliazzi, certamente gi costruito, sede delle truppe spagnole.
In una rappresentazione del territorio urbano di Frugarolo datata 1763 larea occupata dal palazzo
nuovamente rintracciabile ed visibile anche il cortile adiacente e il vicino Vicolo del Sacro Cuore. La planimetria indica anche quelle che erano le principali arterie viarie, molte delle quali tuttora esistenti.
Bisogna per aspettare il 1812 per vedere rappresentato in maniera completa il territorio di Frugarolo con indicato il nucleo urbano, le frazioni di Mandrine e Cabannoni, il centro della Torre e tutte le cascine, le chiese e le divisioni territoriali; questa mappa napoleonica fa parte di un atlante composto da trentadue carte in cui sono suddivise territorialmente le aree del Comune.
Lanalisi parallela condotta sulle fonti documentarie ha permesso di giungere ad importanti e significative considerazioni: la fortificazione della Citt di Alessandria inizia nel 1705, alcuni anni prima delledificazione di Palazzo Migliazzi e delladiacente Casa Tonelli; la loro costruzione ha scopo strategico come emerge da una lettera datata 1743 rinvenuta presso lArchivio storico di Frugarolo1 dove si parla di una [...] fabbrica alluopo, di recente costruzione, fuori le mura sul lato di Alessandria, di lato a ponente protetta da un nuovo baluardo atto allavvistamento et alla difesa della piazza sul fronte settentrionale [...].
La fabbrica appunto Palazzo Migliazzi costruito poco prima del 1743 e ubicato in modo tale da risultare
protetto e difeso dalla vicina Casa Tonelli.
Se le ragioni che spinsero alla costruzione delledificio furono di ordine politico e strategico per il Paese, non sappiamo per chi ne commission lopera che certamente lega la sua storia a quella di tre importanti famiglie del Paese: i Polastri, i Migliazzi e i Colonna. Il rimando alla prima famiglia individuabile nellantico stemma nobiliare visibile sul prospetto principale di via Villanova, che, diviso in due parti, riporta superiormente un volatile e inferiormente degli astri da cui lesplicito richiamo ai Polastri2.
Rispetto alla configurazione originaria gi con i Polastri ledificio subisce trasformazioni ed ampliamenti: infatti presumibile pensare che il corpo originario fosse leggermente pi piccolo in quanto privo di parte della zona corrispondente allattuale androne di ingresso e di parte dellala est. Dai Polastri il palazzo passa alla famiglia Migliazzi, fu proprio questo il casato che incise maggiormente sullaspetto architettonico ed artistico finale delledificio.
Con il passare degli anni ledificio subisce significative modifiche e trasformazioni e cambia nuovamente di propriet passando alla Famiglia Colonna.
Nel 1992 muore Luigi Colonna (fu Pietro) che lascia ledificio in successione allIspettoria Salesiana Novarese Alessandrina che, nellagosto 2005, inoltra domanda di alienazione dellimmobile agli Enti competenti con richiesta di dichiarazione di interesse. LEnte vigilante, nello specifico la Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio del Piemonte, autorizza lalienazione, riconoscendo alledificio caratteristiche architettoniche di pregio.
Nel febbraio 2006 ed storia recente limmobile viene venduto dallIspettoria Salesiana Novarese Alessandrina al gruppo S.P.F. Immobiliare S.r.l. di Frugarolo, che ha espresso da subito lintenzione di volere procedere ad un attento intervento di restauro conservativo dellimmobile, nel rispetto di quanto previsto dal Codice dei Beni Culturali in materia di tutela e conservazione e di quanto prescritto in fase di alienazione in merito alla destinazione ad uso residenziale e terziario delledificio.


Il sistema costruttivo-morfologico


La configurazione planimetrica delledificio lascia intendere unedificazione di fine Settecento con grossi interventi ottocenteschi, che caratterizzano buona parte dellimmagine odierna, e novecenteschi riconducibili ad adeguamenti per scopi abitativi, che certamente hanno contribuito ad alterare la configurazione originaria. Il palazzo si presenta come un grosso edificio a blocco sviluppato su pianta rettangolare con prospetti simmetrici. I
prospetti sono tutti intonacati con modanature plastiche a rilievo e parti dipinte con la tecnica del trompe loeil.
Il prospetto principale, esposto a nord lungo via Villanova, si estende su tre livelli pi un piano interrato denunciato in facciata dalle sei bocche di lupo con inferriate liberty.
Ledificio ha struttura verticale portante costituita da muratura parte in laterizio e parte in terra cruda: il piano interrato in mattoni, il piano terreno alterna i mattoni alla terra cruda; il piano nobile interamente in terra cruda mentre il secondo piano in mattoni crudi e terra cruda. A livello basamentale il piano terreno scandito da sei bucature modanate con rilievi plastici ed inferriate liberty. Tutta la zona basamentale presenta una lavorazione dellintonaco per fasce orizzontali sovrapposte diversamente decorate.
Il portale di ingresso contrassegnato da due colonne doriche in pietra e custodisce al suo interno un portone in legno di pregevole fattura con stemma nobiliare dei Polastri, realizzato a stucco e ancorato nella parte sommitale. Sia il piano nobile che quello sottotetto sono scanditi in facciata da otto lesene (in mattoni pieni) leggermente in aggetto, decorate con rilievi plastici a tema floreale e figurativo.
Lanalisi visiva ha permesso di evidenziare come con buona probabilit le lesene centrali assolvano funzione strutturale, denunciando in facciata la ripartizione interna dei muri portanti.
Il prospetto posteriore, rivolto sul giardino interno, presenta in via generale caratteristiche analoghe a quello principale mentre i due prospetti laterali (est ed ovest) mostrano alcune modifiche della sagoma originaria e superfetazioni posteriori.
La morfologia degli ambienti interni evidenzia il ruolo di rappresentanza delledificio. Le decorazioni pittoriche interne sono ricollegabili alla fase ottocentesca che con buona probabilit caratterizzava anche le facciate esterne, come emerge dai lacerti di intonaco liscio ancora visibili sotto lattuale decorazione.
Laccesso alledificio avviene dal portone di ingresso che immette in un androne voltato, decorato con pitture murali eseguite prevalentemente a secco riproducenti temi geometrici e floreali, ma anche effigi e stemmi
araldici appartenenti a famiglie frugarolesi (due per ogni lato dellandrone).
Dallandrone si ha accesso ad un atrio di rappresentanza scandito da quattro colonne in pietra e nella parte sommitale da un sistema di volte dipinte con festoni, volute e rosoni abilmente realizzati con la tecnica pittorica a trompe loeil. Lo sviluppo planimetrico degli ambienti al piano terreno sottolinea una configurazione cosiddetta ad infilata contraddistinta da ambienti di rappresentanza quasi tutti voltati e finemente dipinti. Laddove la pavimentazione originaria ancora ben conservata possibile osservare un uso diffuso di mattonelle in cotto, soltanto al piano terreno lesigenza di rendere lingresso carraio ha unito al mattone la pietra che, disposta in lastre, facilitava laccesso al palazzo anche in carrozza.
Dallatrio di rappresentanza era quindi possibile accedere, attraverso un portone finestrato, allampio cortile interno e attraverso uno scalone donore alle stanze del piano nobile.
Le pareti dello scalone sono quelle che conservano la decorazione pi suggestiva di tutto limmobile realizzata
magistralmente con la tecnica del trompe loeil.
Il secondo piano, destinato alla servit, servito da una scala secondaria ed caratterizzato da ambienti ad altezza quasi ridotta rispetto quelli sottostanti. Nel corso degli anni lo stato di generale abbandono delledificio ha causato dissesti dellimpianto di copertura e conseguentemente cedimenti strutturali dei sistemi voltati del secondo piano, alcuni dei quali sono andati irrimediabilmente perduti. proprio il secondo piano che fornisce le informazioni pi importanti in merito al sistema tecnologico-costruttivo delledificio, realizzato abbinando al mattone crudo la terra cruda. Questa particolare tecnica costruttiva, tipica delledilizia minore, si ricollega ad unantica tradizione del territorio piemontese: quella delle cosiddette case di terra ad uso prevalentemente rurale tipici esempi non solo del costruito frugarolese, ma anche di altri paesi della zona dellalessandrino (Alessandria e dintorni, Tortona, Pozzolo Formigaro, Bosco Marengo e la parte nord-est di Novi Ligure). Questi edifici sono soprannominati trunere dal vocabolo trun mattone crudo o impasto di terra. Le trunere rappresentano una tipologia particolare di costruzione abitativa e produttiva, perch interamente costruite in terra battuta senza laggiunta di altri materiali o leganti. La tecnica costruttiva che le caratterizzava era basata su un impasto di terra e acqua che veniva poi pressato in modo da permettere la fuoriuscita dellacqua in eccesso e che, in seguito, veniva versato in cassoni di grandi dimensioni.
Man mano che si procedeva nella costruzione delledificio (in genere costituiti da due piani fuori terra), i cassoni venivano spostati verso lalto, sfasando i giunti, in questo modo si avanzava innalzando dapprima i muri, le volte interne e infine la copertura in coppi. interessante sottolineare che, soprattutto dove la terra perdeva le caratteristiche proprie di materiale da costruzione autonomo, la tecnica diventava di tipo misto ed univa allargilla il mattone.
A Frugarolo Palazzo Polastri poi Migliazzi e Villa Mandrino sono due casi colti di trunere realizzate applicando questo tipo di tecnica, altri esempi minori sono stati rintracciati nella zona di Alessandria, Tortona, Pozzolo Formigaro e Bosco Marengo.


Analisi dello stato di conservazione della fabbrica


La valutazione delleffettivo livello conservativo della fabbrica stata appurata durante le diverse fasi di rilievo portate avanti per tutto il 2006. Si proceduto anzitutto alla rappresentazione grafica dei quattro prospetti esterni, abbinando al metodo tradizionale del rilievo longimetrico la tecnica del raddrizzamento fotografico, che, pur non potendo essere considerata propriamente fotogrammetria infatti applicabile solo a superfici a sviluppo piano non fornendo informazioni di tipo tridimensionale pu essere per certi versi a questa avvicinata.
Tale tecnica stata impiegata per il raddrizzamento delle quattro facciate esterne, altrimenti difficilmente rilevabili in ogni loro parte a causa dellaltezza delledificio e dellinaccessibilit di due lati.
Una volta terminate le operazioni di rilievo si proceduto alla mappatura dei fenomeni di degradazione, provvedendo alla redazione di una legenda applicabile alle quattro facciate con la sintesi dei principali degradi.
Alcuni degradi non sono stati mappati in quanto presenti in maniera diffusa ed altri sono stati, invece, misurati ed archiviati.
Dallanalisi dello stato di conservazione emerso che i prospetti di Palazzo Migliazzi si presentano in avanzato degrado, i maggiori danni sono derivati dallazione combinata di diversi agenti: lacqua nelle sue diverse manifestazioni (pioggia battente, umidit di risalita), il vento (azione erosiva), gli sbalzi termoigrometrici, gli elementi inquinanti contenuti nellatmosfera, i precedenti interventi di manutenzione e/o restauro e i dissesti statici del sistema tetto che hanno determinato la fuoriuscita di fessurazioni7 e crepe didifferente entit ed anche di qualche lesione dellordine del centimetro, oltre allindebolimento del livello di adesione e coesione dello strato di rivestimento. La superficie intonacata interessata in maniera diffusa sia dal fenomeno dei depositi superficiali incoerenti, di spessore variabile, costituiti prevalentemente da polveri, particellato, depositi carboniosi, microrganismi e guano di piccione, che dal fenomeno dellerosione superficiale, causato principalmente dal ruscellamento delle acque meteoriche, dallazione eolica, dallattacco acido e soprattutto dal susseguirsi dei fenomeni di gelo e disgelo. Alterazioni biologiche atipiche, dovute allinterazione tra i biodeteriogeni e il substrato, sono visibili su buona parte della superficie intonacata: in modo particolare a livello dello zoccolo (a causa dellumidit di risalita), al di sotto e al di sopra della balaustra del piano nobile e in prossimit di alcuni pluviali che si presentano ormai privi di funzione, interrotti in pi punti e mal funzionanti.
Colature dovute al trascinamento del pigmento per azione dellacqua sotto forma di pioggia sono visibili al di sotto dei davanzali, delle fasce marcapiano e del cornicione.
Depositi superficiali coerenti sono presenti sulla facciata in maniera meno diffusa rispetto a quelli incoerenti, si tratta prevalentemente di incrostazioni compatte di estensione pi limitata, per lo pi dovute alla cristallizzazione del carbonato di calcio del substrato, disciolto dalle acque meteoriche, ben visibili al di sotto dei davanzali e a livello dello zoccolo. Gli apparati decorativi pittorici e plastici presenti in facciata presentano un livello di degrado diverso che dipende anche dalla loro esposizione: gli elementi a rilievo si presentano prevalentemente erosi, sfaldati ed anche ridipinti in pi punti.
Le principali forme di degrado sono certamente imputabili allazione degli agenti atmosferici (acqua, vento, sbalzi termoigrometrici), ma anche alla scarsa manutenzione e alla mancanza di un adeguato sistema di convogliamento delle acque meteoriche che ha favorito fenomeni di infiltrazioni di acqua o ruscellamento direttamente sulla superficie decorata, oltre naturalmente ai citati fenomeni di cedimento strutturale e successivo assestamento statico del sistema di copertura. Lanalisi puntuale condotta sugli elementi plastici a rilievo ha permesso di rintracciare, nonostante il discreto livello di adesione e coesione tra gli strati strutturali dellintonaco, parti decorative interessate da forme di disgregazione e distacco della pellicola pittorica.
In taluni punti sono anche visibili lievi fessurazioni nel microspessore della pellicola pittorica, percorrenti per intero lelemento decorativo. Su tutta la superficie sono presenti, infine, depositi incoerenti (polveri) costituiti principalmente da depositi carboniosi e, in generale, polveri grasse untuose sedimentate in debole spessore anche in forma di velo opacizzante il cui accumulo favorito anche dal passaggio di autovetture lungo la via Villanova.
Anche il portone di ingresso stato oggetto di specifica mappatura dalla quale emerso un diverso stato conservativo tra la parte bassa, meglio conservata in quanto protetta da un infisso posticcio collocato in tempi recenti e la parte alta, esposta senza protezione allazione degli agenti atmosferici.
Lindagine si quindi spostata sugli ambienti interni, in modo specifico su quelli del piano terreno e del piano nobile contraddistinti da dipinti murali sulle volte e sulle pareti. Le pitture dellandrone, dellatrio di rappresentanza e del vano scala si presentano nellinsieme in discreto stato di conservazione. La causa principale del degrado di queste decorazioni, realizzate in prevalenza a secco su un supporto di mattoni e terra cruda, va ricercata anzitutto negli scarsi interventi di manutenzione ordinaria ed anche nelle azioni antropiche invasive che spesso hanno portato ad interventi inadeguati e poco conservativi.
Anche lazione combinata di diversi fattori ha contribuito al peggioramento del livello conservativo delle pitture: gli agenti chimico-fisici (infiltrazioni di acqua dalle coperture, dagli infissi vetusti e le variazioni termoigrometriche), i difetti nella tecnica esecutiva, i fenomeni di cedimento strutturale del sistema tetto, quelli di assestamento statico e, infine, il progressivo collasso dei sistema di convogliamento e raccolta delle acque meteoriche.
Da un confronto con gli impianti decorativi delle volte, le pitture parietali si presentano decisamente pi degradate: le pareti dellandrone di ingresso risultano interessate da difetti di adesione tra gli strati pittorici, distacchi di media e grave e entit e da formazioni saline ancora circoscritte imputabili a fenomeni di umidit di risalita, a sbalzi termoigrometrici ed escursioni termiche. La diminuzione di adesione tra gli strati preparatori ha provocato un lieve peggioramento delle caratteristiche meccaniche originarie, con conseguente ingenerarsi dei fenomeni di disgregazione, esfoliazione e distacco del film pittorico e perdita di porzioni di decorazione, rese in ampie zone ad uno stato polverulento.
In prossimit dei piani di imposta delle volte e nei punti angolari sono visibili diffuse crettature e fessurazioni di diversa entit, spesso risarcite in maniera grossolana. La superficie dipinta , inoltre, interessata diffusamente da forme di abrasione della pellicola pittoricax provocate sia da congiunti fenomeni di degrado che ad azioni di tipo antropico come graffi, scalfitture ed incisioni.
In modo particolare le decorazioni parietali del vano scala, di pregevole fattura, risultano interessate da schizzi di materiale che, vistosamente alterato, si presenta untuoso al tatto. Sulla decorazione basamentale delle pareti del vano scala sono visibili molte rappezzature e ridipinture eseguite per sopperire alla caduta dellintonaco laddove lumidit di risalita ha provocato la perdita di adesione e coesione tra i singoli strati.
Le decorazioni delle volte si presentano nellinsieme ben conservate, interessate in maniera diffusa da crettature e fessurazioni e in maniera pi circoscritta da lesioni pi preoccupanti, che dai punti angolari delle volte si sviluppano in continuit anche lungo le pareti. La volta dello scalone di rappresentanza interessata nella parte centrale da fenomeni sovrapposti di decoesione e disgregazione della pellicola pittorica dovuti ad infiltrazioni di acqua provenienti dal piano superiore che hanno provocato la formazione superficiale di sali solubili e di conseguenza il distacco del film pittorico vistosamente esfoliato. Lintera superficie si presenta, infine, ricoperta da depositi incoerenti (polveri) costituiti principalmente da fuliggine, depositi carboniosi e, in generale, polveri grasse untuose, sedimentate in debole spessore anche in forma di velo opacizzante.
Anche le volte del piano terreno e del piano nobile sono state oggetto di analisi approfondita e di apposito censimento (tramite schedatura) al fine di valutare leffettivo livello conservativo di ogni apparato decorativo. Dallo studio condotta emerso come il diverso stato di conservazione sia spesso imputabile alla destinazione duso assunta negli anni dai diversi ambienti, specie quelli destinati a cucina dove le decorazioni si presentano ricoperte da uno strato spesso di particellato scuro dovuto ai movimenti ascensionali e discensionali delle polveri e dei fumi dellimpianto di riscaldamento e di cottura.
Lazione combinata di diversi fattori come linfiltrazione di acqua proveniente dai locali superiori (a causa delle citate problematiche legate al sistema tetta), il malfunzionamento degli infissi e dei sistemi di convogliamento delle acque meteoriche sono alla base dei principali fenomeni di degrado rintracciati sulle decorazioni di alcune volte che presentano un film pittorico decoeso, in fase di stacco e in taluni punti perduto irrimediabilmente a causa del collasso parziale dellintero strato di intonaco. Il discorso non vale naturalmente per tutte le volte alcune delle quali, pur mostrando fenomeni circoscritti di esfoliazione e distacco del film pittorico, si presentano nellinsieme ancora ben conservate sia dal punto di vista formale che cromatico.
Linsieme dei dati e delle informazioni raccolti si reso utile ai fini della definizione del progetto di restauro che prevede in via preliminare la messa in sicurezza della copertura e della scatola muraria che si presenta gi notevolmente indebolita a causa dellincuria generale cui stata lasciato per anni ledificio. Il comportamento statico della fabbrica, cos come si presenta nello stato di fatto rilevato, assai precario, poich lorganismo strutturale in realt costituito da una serie di elementi monodimensionali scollegati tra loro che hanno ridotto le caratteristiche di spazialit e di elevata iperstaticit proprie di costruzione in muratura di questo tipo.
Lintervento sulle strutture di fondazione, sulle pareti murarie, sulle volte fino al tetto richieder la preliminare messa in sicurezza di tutti gli apparati decorativi pittorici e plastici sia interni che esterni che solo successivamente potranno essere oggetto di accurato restauro.
Il recupero di Palazzo Migliazzi, frutto di una campagna di indagini durata circa un anno e per certi aspetti ancora in itinere, si prefigge anzitutto la riqualificazione edilizia di questo manufatto storico in chiave commerciale (sede legale del Gruppo SPF) e residenziale (ultimo piano) cercando di adeguare questo contenitore alle nuove esigenze del vivere bene.






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