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Archibio.com  >  Casa ecologica >  Feng shui >  Ancora sulle gocce: Bologna e il fengshui sostenibile

Ancora sulle gocce: Bologna e il fengshui sostenibile

Autori: Alessandra Calanchi e Marco Monari

Autore Alessandra Calanchi
Categoria Feng shui

1. In un racconto dello scrittore americano Delmore Schwartz (Le statue, 1948) gli abitanti di Manhattan si svegliano una mattina dopo unabbondante nevicata che ha lasciato sul terreno alcune strane e ingombranti formazioni nevose. Inquietanti, misteriose, arcane, queste bizzarre sculture naturali finiscono per essere accettate loro malgrado dai cittadini. Poi, dopo aver provocato disagio, discussioni e risse di ogni sorta, una mattina, cos come sono comparse, spariscono.
Qualcosa di simile accadde a Bologna fra il 2003 e il 2005, e oggi possiamo commentare i fatti con sguardo pi distaccato. Al contempo, la recente polemica sorta a Roma dopo linsediamento del nuovo sindaco Gianni Alemanno intorno alla proposta di referendum per lo smantellamento della teca che racchiude lAra Pacis, progettata dallarchitetto americano Richard Meier e risalente al periodo in cui era sindaco Francesco Rutelli, fa balzare in primo piano lo spinoso problema dei rapporti fra arte e politica e la condizione di ostaggio in cui spesso viene a trovarsi loggetto artistico.
LInfobox bolognese, progettato durante la giunta Guazzaloca dallarchitetto Mario Cucinella, e presto ribattezzato le gocce, venne inaugurato in piazza Re Enzo (in pieno centro storico) il 15 luglio del 2003. La struttura consisteva di due ovali luminosi in vetro e plexiglas di 15 metri di diametro e 4 di altezza, facenti parte del progetto eBo (Esposizione Bologna, padiglione informativo sui progetti della citt) costato - a seconda delle fonti - dai 1,7 ai 2,3 milioni di euro.
La polemica che precedette e segu la realizzazione del progetto documentata dai giornali e coinvolse almeno due ambiti (estetico e politico) e diverse personalit (locali e non). Fra i sostenitori, citiamo a titolo esemplificativo Pier Giorgio Rocchi (Gruppo Urbanisti dei Celestini), che parl di occasione positiva per il centro storico e di operazione che rompe la paura del nuovo nei centri storici (La Repubblica, 20/05/03); Piero DallOcca (architetto bolognese), per il quale apparve del tutto stonata la risposta critica in quanto la citt contemporanea deve prescindere dallimmagine consolidata dellarea monumentale, il centro storico deve rifunzionalizzarsi e modernizzarsi, ed necessario ripensare la superata contrapposizione fra Centro e Periferia, due realt non pi in opposizione (La Repubblica 17/07/03); Michele Zacchiroli (architetto alla guida di uno studio di progettazione di Bologna), che si dichiar compiaciuto nel vedere unopera di architettura moderna accostata a edifici antichi (Il Resto del Carlino, 18/07/03); e Pippo Ciorra (universit di Ascoli Piceno), il quale sostenne che lInfobox avrebbe potuto diventare luogo di discussione e conoscenza e che stava ai cittadini farne buon uso, eleggerla a luogo di discussione e conoscenza dei programmi architettonici e urbanistici, evitare che si tramandi con la triste e ingenerosa definizione di mausoleo di Guazzaloca (La Repubblica, 22/07/03).

2. Sul fronte opposto, esplose la polemica: prima da parte della cittadinanza, poi da parte della nuova giunta politica e dei suoi sostenitori, e perfino dei critici darte. La parola dordine comune era: smontare, spostare, se necessario demolire. In nome di un principio estetico, ma non solo. Nel dibattito intervennero lo stesso Cucinella, lassessore Merola, il neo-sindaco Cofferati, il critico Vittorio Sgarbi e altri. Il futuro dellInfobox era loggetto del contendere: se le gocce erano ormai percepite come unoffesa architettonica, il progetto riguardante lInfobox consisteva nel traslarlo e reimpiantarlo fantascientificamente in una parte meno nobile della citt (Pippo Corra, La Repubblica, 13/10/04, corsivi nostri).
Cucinella scrisse al sindaco, chiedendogli perch volesse spostare le gocce, ma non ebbe risposte soddisfacenti da Palazzo dAccursio. Temo ci sia una cattiva interpretazione del mio lavoro, non sono sicuro che tutti lo abbiano capito. Ma mi sembrerebbe semplice avere un dialogo, rispose nel corso di unintervista. Larchitetto si disse curioso di capire perch si volessero spostare altrove le gocce e cosa sarebbe accaduto dello spazio sottostante, dove stato fatto un buon lavoro di recupero. Penso che quello spazio abbia grandi potenzialit e credo che varrebbe la pena aprire una riflessione, un confronto sul senso di quello spazio. (La Repubblica, 05/11/04).
Dal canto suo, il critico darte Vittorio Sgarbi, a Bologna per una mostra della pittrice Gabriella Marazzi, incalz Cofferati affinch mantenesse le promesse fatte in campagna elettorale: La sinistra abbatta le gocce [] Non capisco come di fronte ad un evidente errore la giunta Cofferati non riesca a fare niente: le gocce vanno bombardate, abbattute, non pensino di abbellirle. Sgarbi arriv a definire lInfobox voluto dallex sindaco Guazzaloca Un vespasiano fascista, [] un cesso costruito dalla precedente giunta per sprofondarci dentro. E avvert: Attenzione che in Italia i governi cadono per i monumenti: lobelisco d'Axum per Berlusconi, le gocce per Guazzaloca. Del resto, fu proprio lui, parlamentare di centro destra, ad essere premiato dallAltrainformazione per la sua strenua opposizione al monumento. Ora mantengano la promessa, le abbattano (Francesca Parigini, La Repubblica, 01/12/04).
La Compagnia dei Celestini inaugur il 2005 con un appello: Addio alle Gocce purch si progetti un nuovo spazio. [] Partecipazione, partecipazione e ancora partecipazione! [] la demolizione di quella struttura in assenza di un progetto alternativo rischia di far perdere a Bologna la possibilit di dotarsi di strutture e processi non occasionali, tramite i quali sia possibile compiere il primo passo verso la tanto evocata partecipazione. C' poi la questione legata all'architettura contemporanea, che lInfobox tende a rappresentare, sulla quale ognuno naturalmente libero di esprimere i propri giudizi. Rimane per l'amaro in bocca nel pensare come questa citt abbia rifiutato un confronto con una architettura che non sia solo evocativa del passato []. Prima di demolire lInfobox, la Giunta promuova due iniziative: apra un dibattito sull'architettura contemporanea e faccia un progetto di urban centre ( La Repubblica, 05/01/05, corsivi nostri).
Lassessore allurbanistica Virgilio Merola replic con un lungo intervento intitolato Sotto le Gocce non c niente. LUrban Center tutto da fare. Lo scopo dellarticolo era chiarire autorevolmente e definitivamente che sotto le gocce non esiste un Urban Center ma un semplice punto informativo su progetti. E questo semplicemente perch non possibile, in base alle normative vigenti in campo sanitario, di medicina del lavoro e di problemi edilizi insormontabili, trasformare il sottopasso in uno spazio dove possano stare uffici e personale con un orario congruo, nonch i cittadini possano svolgere incontri e riunioni. Fare un concorso per giovani architetti o addirittura internazionale per studiare laccesso al niente non una responsabilit che voglio assumermi. Il sotterraneo avr un accesso da Palazzo Re Enzo e servir come spazio espositivo [] Di tutta questa vicenda mi colpisce il fatto che si continui a parlare dellInfobox e delle gocce come se fosse stato realizzato un Urban Center e un intervento di inserimento di architettura moderna in un contesto storico (La Repubblica, 14/01/05, corsivi nostri).
Merola proseguiva sostenendo che il nuovo Urban Center non dovr trovarsi nel centro storico, in quanto il futuro una citt di citt come sistema policentrico [] lUrban Center vero a mio avviso non dovr essere nel centro storico, per affermare l'idea di nuove centralit urbane (Ibid.). Cucinella pronunci diverse autodifese e intervenne in numerose occasioni, che culminarono in dichiarazioni come queste: larchitettura lespressione della cultura di un paese; la citt rappresenta la nostra capacit di esprimerci, di discutere. Larchitettura ha la capacit di concretizzare le relazioni e di costruire lo spazio; le due gocce, come le chiamano, mi sembrano piuttosto due lacrime amare di chi non ama l'architettura (La Repubblica, 19/01/2005).
Finalmente si dispose lo spostamento delle gocce e la loro futura ricollocazione presso la Certosa (attualmente non ancora effettuata). Poco dopo linizio della nuova giunta (Cofferati), la nuova sede fu annunciata su La Repubblica il 29/04/2005. In quellarticolo, intitolato Le gocce finiscono al cimitero, Amelia Esposito informava i lettori che, in seguito alla comunicazione diffusa dallassessore Merola, le gocce avevano una nuova sede e sarebbero presto rinate come parte del museo della Certosa, dove avrebbero mantenuto la funzione originaria di anticamera di una zona sotterranea e, al contempo, di punto informativo. La paternit dellidea veniva attribuita a Mauro Felicori, il responsabile del progetto per il museo.

3. Virgilio Merola ha recentemente precisato, a proposito delle polemiche di questi giorni intorno al ponte Europa in costruzione su via Stalingrado, che non saremo una citt di grattacieli. Piuttosto una citt di torri. Bologna lo sempre stata. Queste parole sono sagge e tengono nella dovuta considerazione il luogo - il luogo come contesto, come realt preesistente degna di rispetto. Sulle priorit del contesto si sono espressi anche i relatori che hanno partecipato alla bella iniziativa Sostenibilit nellarchitettura e nel paesaggio tenutasi presso la Biblioteca di Rastignano (Bo) nelle serate del 3, 10 e 17 aprile scorso. In particolare, lingegnere Massimo Majowiecki, parlando delletica della responsabilit nella progettazione delle infrastrutture (03/04/08), ha legato il concetto di sostenibilit alle forme e al territorio, e i 5+1 architetti associati (Alfonso Femia e Gianluca Peluffo, 10/04/08) hanno insistito sul rispetto del paesaggio, sullequilibrio fra gli elementi, sul dialogo col contesto.
Molto interessante stato anche il ciclo di seminari Cos la citt. Da territorio di periferia a nuova centralit per la citt di Bologna, organizzato dal Quartiere San Donato nellambito delliniziativa Sposta il tuo centro (presso la Sala Serenella, Bo), e suddiviso in tre tappe: Narrare la citt (07/02/08), Che cos la citt (11/03/08) e Patti di convivenza (15/05/08). Fra gli interventi citiamo Alessandro Castellari (ex docente di Italiano e direttore della Italo Calvino, ora collaboratore de La Repubblica), che ha ricordato come i luoghi pubblici dellarredo urbano siano nati, in origine, come presdi della domesticit; Alberto Magnaghi (docente di Pianificazione territoriale presso lUniversit di Firenze), che ha ricordato come nella citt contemporanea si siano perse le antiche sapienze del rapporto col territorio; e Rubah Salih (docente di Islamistica presso lUniversit di Exeter), che ha ricordato che la citt sempre pi plurale e ha utilizzato la metafora della casa per illustrare le nuove basi di appartenenza non pi a uno ma a molteplici contesti.
Infine, si rileva limportanza di iniziative quali Il Parco Citt Campagna, un progetto di valorizzazione della rete dei paesaggi e di integrazione delle aree ad elevato valore ecologico- ambientale nel territorio della pianura situato tra il fiume Reno e il torrente Samoggia, lungo la via Emilia in direzione Modena, presentato alcuni mesi fa (ottobre 2007) e ora in corso di attuazione.

4. Alla luce di quanto sopra esposto, e soprattutto stimolati dalla necessit di riformulare nozioni quali centro, margini, periferie o appartenenza, vorremmo provocatoriamente tentare una lettura del paesaggio urbano, e in particolare del cosiddetto centro storico, da una prospettiva anticonvenzionale che potremmo definire in modo letterale eccentrica. Tutti sappiamo che esiste dietro ogni citt una citt ombra, che pu essere letta e spiegata facendo riferimento non tanto allarchitettura o allurbanistica quanto a suggestioni provenienti da realt precedenti (per esempio, la Bologna dacqua ovvero la citt costruita su una rete di canali che via via sono stati coperti nel corso del tempo) o ad antiche tradizioni popolari che si alimentano di simbologie di varia origine, dallo Zodiaco ai Tarocchi alle figure allegoriche (santi, diavoli e simboli esoterici) della cultura cristiana, o ebrea, o altro che sia.
Per esempio Massimo Frisari, in Bologna. Le dodici porte, i dodici segni zodiacali (1991), legge la citt in chiave astrologica, individuando per ogni porta daccesso alla citt i luoghi legati agli Elementi connessi ai segni zodiacali (Aria, Acqua, Terra e Fuoco). Mentre alcuni passi sono legittimamente contestabili da chi ha un approccio razionale e laico nei confronti della realt, altre parti sono, crediamo, almeno in parte condivisibili, come il seguente: Che cos una citt? Un agglomerato di interessi e di individui. E un corpo organizzato ove edifici, strade, negozi, persone, sono raggruppati e polarizzati in piena armonia con le leggi cosmiche. E prosegue: Gli urbanisti pi fantasiosi finiscono con il seguire inconsapevolmente la polarizzazione cosmica. Forse fantasioso non laggettivo pi consono, a meno che lautore non intendesse un tipo di fantasia legata al rispetto del luogo e della sua armonia. Una fantasia di cui spesso gli urbanisti si sono dimostrati piuttosto carenti
Morena Poltronieri ed Ernesto Fazioli, nel loro libro su Bologna magica (Bologna 2000), illustrano invece la specificit di torri e portici e descrivono questi ultimi come lanima pulsante, il talismano protettivo della citt [] come una suggestiva ragnatela che ruota intorno a un perno centrale: la Piazza. I portici, inoltre, riassumono il valore laico di aggregazione, punto dincontro della vita quotidiana cittadina e del suo continuo avvicendarsi. Secondo gli autori, ancora, Bologna legata a Venere e al principio femminile, e questo si pu vedere nella ripetizione degli archi e negli stessi portici. Le torri invece rispondono a un principio maschile, per cui si pu dire che a Bologna Venere si fa [] portico e torre, dilatazione dello stesso concetto, luogo di congiunzione alchemica tra femminile e maschile.
In maniera suggestiva ma assai meno convincente, gli stessi autori analizzano ne I misteri dellalchimia (Bologna 2000) i percorsi alchemici di varie citt fra cui Bologna, e propongono una diagrammazione esoterica della citt divisa in quattro triangoli legati ai quattro elementi dello Zodiaco. Per esempio, dal punto di vista astrologico le Due Torri si trovano nel punto di congiunzione fra Terra e Fuoco. Non solo, ma piazza Maggiore si troverebbe al centro del triangolo dAcqua, elemento esaltato dalla magnifica fontana del Nettuno, nutrice di un nuovo messaggio cristiano (sic!). Ci pare che qui si faccia una certa confusione. E chiaro che agli autori preme soprattutto trovare concordanze astrali che di fatto trascendono leffettivo assetto urbano e che convergono nella definizione della triangolazione Bologna Praga Santiago de Compostela. Concordiamo per con Poltronieri e Fazioli che il valore legato ai simboli non ha un tempo prestabilito, ma rimane sempre attuale e percorribile in ogni luogo e attraverso ogni cultura, e proprio grazie a questa loro dichiarazione passiamo a proporre una nostra lettura del centro storico da una prospettiva ancora diversa.

5. Anche noi parleremo di Elementi. La nostra fonte per non proviene dallastrologia occidentale, bens dallantica scienza del fengshui, che in cinese significa vento e acqua. Importata in occidente a varie riprese, questa scienza - o arte - si basa sul rispetto del luogo, sulla corretta visione del sito edificabile, sulla scelta di materiali forme colori in base alle specifiche energie del territorio stesso. Ogni territorio - o sito, o paesaggio, o quartiere - ha infatti una storia e una geografia personale da cui il fengshui ritiene di non poter prescindere.
Dal punto di vista pratico, questa scienza/arte si serve di alcuni strumenti basilari che si possono riassumere in una bussola per individuare la direzione e in un ottagono o bagua (con la variante del quadrato magico o luoshu) diviso in otto sezioni pi una centrale. Tale ottagono (o quadrato) contiene in varie proporzioni i cinque Elementi della tradizione taoista (Legno, Fuoco, Terra, Metallo, Acqua), che devono essere presenti nel paesaggio (o nella casa) in modo equilibrato o armonico, ovvero in un ordine corrispondente al Ciclo di Creazione (il Legno genera il Fuoco che genera la Terra che genera il Metallo che genera lAcqua), mentre sconsigliato porre gli stessi Elementi in ordine diverso (Ciclo di Controllo o Distruzione).
Nella fattispecie, ci che a noi interessa in questo contesto non tanto rilevare laspetto estetico n quello politico della questione sopra riportata, quanto piuttosto sottolineare una mancata consapevolezza che a noi pare ovvia. Le gocce, da unottica fengshui, non sono brutte o inaccettabili in s, ma semmai per il fatto che non hanno correlazione con il territorio, sono cio incongrue col contesto. Non semplicemente perch moderne su sfondo antico, ma per ragioni pi complesse. Se prendiamo il luoshu e lo sovrapponiamo a una mappa del centro storico vedremo facilmente che la zona in questione occupa esattamente il quadrato centrale, che si identifica con lelemento Terra.
Il contesto fatto di pietra, sasso, rosso bolognese, elementi Terra; dunque, niente a che vedere con lAcqua, che collegata alla Terra solo nel ciclo di Controllo o Distruzione. Le gocce infatti - che sono Acqua sia per il nome sia per trasparenza, materiali e forme - secondo il ciclo della Creazione sono distanti e quindi non posizionate nella giusta successione creativa, mentre secondo il ciclo di Distruzione sono in sequenza perfetta: la Terra assorbe lAcqua, distruggendola. Appunto
Adatta invece la posizione a custodia di un mondo inferiore, di una bocca simbolica, elemento liquido e uterino: benissimo la collocazione proposta presso la Certosa, regno del transito vita-morte. In questo caso le gocce evocano le lacrime dei parenti che si recano a visitare i loro cari, il sudore sulla fronte dei malati (e del Cristo sofferente sulla Croce), ma contengono anche, in quanto Acqua, il germe amniotico della speranza e della rinascita a unaltra vita. Inoltre la Certosa, situata a Ovest di Bologna, nella zona Metallo quindi pu starci bene, anche se starebbe ancor meglio a Est o Sud-Est, zone Legno, che come Acqua andrebbe ad alimentare.
Cucinella sostiene giustamente la necessit di uno svecchiamento del centro storico, ma non si addentra nel genius loci del territorio, nelle esigenze elementari (da elemento) della sua topografia e dei suoi materiali. Ben diverso il caso delle Torri di Tange in zona fiera: il Fiera District, progettato dal celebre architetto giapponese Kenzo Tange nel 1967, riprendeva, secondo gli schemi dellarchitettura moderna, le pi classiche tipologie edilizie bolognesi (portici e torri). Per questo furono e sono tuttora saldi avamposti di una modernizzazione ben radicata nel tessuto urbano di Bologna - la forma della torre tipicamente bolognese; i portici e le piazze sono altrettanto tradizionali; infine, per altezza e forma le torri appartengono allelemento Legno, dunque sono congrue anche nel territorio di periferia e ottime per un quartiere legato alla crescita, al commercio, alle attivit lavorative e di sviluppo in genere.

6. Detto questo: cosa intendiamo proporre con lespressione fengshui sostenibile? Baster coniugare le indicazioni del fengshui con il rispetto del territorio? In un periodo in cui la parola dordine sostenibilit, il fengshui rischia nuovamente (come gi accaduto pi volte in passato, in Oriente come in Occidente) di essere visto come una disciplina antiquata, superata, vicina alla superstizione, e soprattutto ricca di elementi conflittuali rispetto allagenda dellecocompatibilit ambientale.
Apparentemente, in effetti, certe indicazioni del fengshui possono sembrare giustificare un atteggiamento scettico se non addirittura di opposizione. Corteggiata ora dai movimenti new age, ora da architetti e designers, ora da salutisti esoterici, il fengshui si riduce spesso alle sue forme pi esteriori (come gli acquari o le campane a vento) quando non addirittura a ramificazioni e propaggini che ne travisano o banalizzano il senso pi profondo (come il neo fengshui, il clutter clearing o il de-junking). Nelle nostre intenzioni, al contrario, c semplicemente la ricerca di soluzioni efficaci per conciliare ambiente e sviluppo, unita alla scelta di seguire un modello di pensiero che cerca di integrare la civilt contemporanea con la complessit della natura (dalla quarta di copertina del Manuale della sostenibilit di Gianfranco Bologna, n.e. 2008). Leggere i segni della citt, riconoscere il suo tessuto segreto, utilizzare in modo opportuno le energie ci servir a non commettere errori dettati da superficialit o interesse, e ad assecondare invece lo spirito del luogo senza forzature e nel pieno rispetto di tutte le forze in gioco. Perch, se davvero sembra un gioco parlare di forme, colori ed elementi, forse vale la pena, per una volta, di giocare.

Autori: Alessandra Calanchi e Marco Monari






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