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Archibio  >  La casa ecologica >  Feng shui >  Casa e benessere

Casa e benessere

Appunti per un approccio integrato

Autore Alessandra Calanchi
Categoria Feng shui

Occupandomi da tempo di spazi abitativi da due prospettive molto diverse tra loro – l’analisi dei testi letterari e il fengshui – sento il bisogno di tirare un po’ le somme, di tentare uno sguardo d’insieme sullo “stato delle cose” relativamente alla salute e al benessere legati alla casa, nonché alle dinamiche esperenziali dei suoi occupanti. Nel nostro paese, e in generale in Occidente, l’interesse per lo spazio domestico è andato crescendo nel corso del tempo, così come l’angolazione storico-letteraria si è arricchita dell’apporto di altre discipline liminari (i material studies, l’ecologia, l’architettura, la (domo)energetica) e ha aperto qualche spiraglio a fecondazioni dal pensiero orientale: passata l’euforia new age, sono rimasti inequivocabili segnali di una ormai avvenuta contaminazione tra fisica e metafisica, settorializzazione e pensiero olistico, scienza e magia, realtà e simboli.
Nel campo della letteratura e del cinema, la casa e le sue stanze, le sue porte e finestre, i suoi muri e i suoi giardini sono stati esplorati in lungo e in largo e analizzati con gli strumenti tipici degli studi di genere (genre e gender), della comparatistica e dei cultural studies, soprattutto quando erano popolate di fantasmi e/o di delitti. Nel campo del fengshui, che occupava (e occupa) nelle librerie e nelle biblioteche scaffali ben separati da quelli di narrativa, si procedeva in realtà in modo analogo, ricercando e riscontrando analogie, proponendo soluzioni, narrando aneddoti.
Erano (e sono) due mondi separati, ma uniti da un interesse comune, che potrebbe riassumersi così: la casa non è solo un’espressione architettonica ed estetica ma riflette (e influenza) il nostro modo di essere, il nostro mondo interiore, i nostri drammi familiari, i nostri disagi, i nostri gusti, le nostre aspirazioni, le nostre ansie, le nostre perversioni… la lista potrebbe continuare.
Il mio obiettivo con questo piccolo contributo è portare a uno stesso “tavolo” di confronto non tanto la letteratura (che è oggetto di altri miei lavori), ma diversi approcci, o punti di vista, che messi insieme possono mostrare le complessità e le profondità del mosaico casa. Utilizzerò un metodo tematico e anche cronologico, poiché da questo binomio si possono ricavare dati significativi per riconoscere e ricostruire con facilità sia la semantica generale dell’ambiente domestico, sia le situazioni specifiche. Una precisazione: mi concentrerò su un campione di testi attualmente presenti sul mercato italiano, privilegiando gli autori italiani (e in alcuni casi le tradizioni in italiano), fermo restando che rispetto al resto dell’Europa e soprattutto agli Stati Uniti siamo in notevole ritardo. La maggior parte dei testi stranieri che si occupano di questo argomento risalgono infatti agli anni ’80 e ‘90; i loro maestri e rappresentanti da varie parti del globo (Lam Kam Chuen, Sarah Rossbach, Eisuke Sasagawa, Stephen Skinner, Eva Wong, ecc.) spesso non vengono nemmeno menzionati in bibliografia; e i termini a cui oggi noi diamo grande significato di attualità sono di fatto traduzioni di termini prevalentemente inglesi (bioarchitettura, biodesign, sindrome dell’edificio malato, ecc.). Ciononostante, la produzione di questi ultimi anni è generalmente di buona qualità e vale la pena iniziare una riflessione in proposito.
Pur con le prevedibili – e ampie – sovrapposizioni, i grandi temi in cui possiamo suddividere il nostro discorso sono quattro: l’ambito della salute (parole-chiave: malattia, disagio, geopatologie, disturbi psicosomatici, inconscio, domoterapia, sindrome dell’edificio malato); l’ambito della sicurezza; l’ambito del naturale (bioarchitettura, architettura bioecologica, sostenibilità, ecocompatibilità); l’ambito del benessere (armonia fra gli elementi, equilibrio bioenergetico, clutter clearing, space clearing). Precisiamo che le antiche discipline orientali come il vastu e il fengshui comprendono tutte queste aree; che nessuna è percepita come più o meno importante di un’altra; che se si agisce su una si agisce anche sulle altre. Cionondimeno, in un’ottica occidentale “viziata” dalla tendenza a segmentare e specializzare, ho ritenuto che possa essere utile fare una panoramica dei contributi più salienti nei vari settori. A patto, però, che al temine della nostra lettura riconduciamo il tutto a un unico insieme, a un tutt’uno che solo nella sua ritrovata unità potrà veramente aiutarci a comprendere le dinamiche del nostro spazio domestico e ad abitarlo con serenità e piacere.

La salute

Iniziamo con Geobiologia di Rémi Alexandre (Paris 1983, trad. Red Edizioni, Milano 1984, n.e. 2006), architetto e geobilogo. Il libro, che nell’originale si intitolava molto più propriamente Votre lit est-il à la bonne place? (cioè: Il vostro letto è nel posto giusto?), introduceva – in modo molto più divulgativo di quanto il titolo italiano lasci intendere – la “disciplina che individua e combatte le fonti di energia negativa delle nostre case”.  In italiano accade una cosa strana: troviamo un altro Geobiologia il cui il sottotitolo recita “Il vostro letto è al posto giusto?”…  però è “a cura di Gianfranco Galvani geobiologo in Rimini” (sic!) e non fa alcun accenno ad Alexandre (Centro di Ricerca Lakhovsky, Rimini 1998). Interessante il Manuale di geobiologia di Danielle Semelle (Paris 1992, trad.Hobby & Work. Milano 1997), che contiene, fra l’altro, indicazioni sulle entità e sulla memoria dei muri.
Feng Shui della terra. Principi di geoterapia (José Manuel Chica Casasola, Mandala Ediciones, Madrid 1997, trad. Verdechiaro Edizioni, Modena 2001) esamina invece rapporti fra città, casa e salute. Partendo da una  diagnosi degli spazi e dalla raccolta dati Yin e Yang, l’autore (che non è architetto, bensì diplomato in Agopuntura e Medicina Tradizionale Cinese e coordinatore del Centro di Indagine e Geoterapia di Barcellona) passa poi a esporre i criteri per l’armonizzazione e l’arte della “architettura energetica”, stanza per stanza.
Sempre nel 1997 esce Armonia dell’abitare. La casa tra scienza e benessere (Giorgio Fattor, CET, Torino), che affronta – stanza dopo stanza e materiale dopo materiale – tematiche quali l’inquinamento acustico e indoor, le sostanze nocive, le radiazioni, la ventilazione, l’illuminazione, i metodi di lavaggio. Laureato in Chimica, l’autore sceglie un approccio rigorosamente scientifico, inserendo anche schemi e grafici, ma non disdegna di occuparsi – e con cognizione di causa – dei colori e dell’aromaterapia.
Nel 2000 esce Terapia della casa (Macro Edizioni, Cesena n.e.2005) di Roberto Zamperini, un manuale teorico-pratico che insegna come riconoscere le energie nocive della casa e tracciare un piano di risanamento energetico. Collocandosi nell’ambito di indagini della “domoterapia sottile” (o bonifica ambientale della casa), il libro si basa su una semplice parola d’ordine: “curare la casa per curare se stessi”.  L’autore, laureato in Statistica, è l’inventore del Cleanergy, uno strumento per il riequilibrio energetico.
Claudio Viacava e Daniela Riboldi scrivono nel 2004 Medicina dell’habitat e domoterapia (MIR Edizioni, Firenze), che promette la chiave per godere di fantastici sonni ristoratori, eliminare i disturbi geopatici e gli squilibri energetici, e migliorare in generale la qualità della vita. Gli autori – rispettivamente naturopata e psicoterapeuta (Viacava) e massoterapeuta e riflessologia (Riboldi) – seguono i principi della domoterapia (a sua volta legata alla medicina dell’habitat e alla bioarchitettura) integrandola con i dettami del fengshui e della radioestesia. Impariamo con questo libro a riconoscere i campi magnetici, l’effetto delle falde sotterranee, l’influenza dei colori nelle abitazioni.
Nel 2007 esce L’inconscio della casa (Paris 2004, trad. Borla, Roma), che ci informa che tra la casa in cui viviamo e il nostro inconscio esiste un rapporto di reciprocità: la storia familiare, la memoria, gli oggetti, gli spostamenti costruiscono uno spazio che va a sovrapporsi a quello fisico e a influenzare, in senso positivo o negativo, le nostre relazioni con la casa e il nostro senso di appartenenza. Il volume è corredato di numerosi casi clinici e di una nutrita bibliografia. L’autore, psichiatra e psicanalista, è docente universitario e presidente della Società Francese di Terapia Familiare Psicoanalitica. Di sicuro non ha idea (o, più probabilmente, non ne riconosce la scientificità) del vastu, del fengshui, e di tutta la letteratura di settore che precede questo testo, perché non ne fa alcuna menzione. Peccato: il libro è veramente straordinario, ma per chi si occupi dei significati e delle dinamiche della casa e delle sue rappresentazioni simboliche, molte “scoperte” sono solo conferme… (Un esempio? Le pagine che riguardano la proiezione del corpo sulla casa non fanno che ricalcare in modo quasi identico il ciclo energetico del Vastupurusha Mandala dell’antica tradizione indiana del Vastu Shilpa Shastra, che trae origine nello Stapatyia Veda risalente a oltre 3500 anni fa).

La sicurezza

Il discorso sulla sicurezza è molto più delicato e sfuggente, in quanto non esiste una letteratura consolidata disponibile sugli scaffali delle librerie e delle biblioteche. Piuttosto troviamo molti interventi sparsi, in Internet e su pieghevoli, emessi dalle varie AUSL o da altre istituzioni (Regioni, scuole, associazioni di protezione civile, ecc.), e soggetti a rapida deperibilità sia per la forma scelta (il volantino informativo, il power point da presentare a un convegno) sia per le frequenti modifiche della normativa di rferimento. Inoltre raramente si parla di sicurezza domestica tout court: più spesso troviamo la sicurezza domestica abbinata alla sicurezza nel luogo di lavoro, oppure all’educazione stradale, oppure inserita in progetti riguardanti gli alunni delle scuole elementari e medie (o, al contrario, riservati agli anziani), oppure confinata nel regno della “cucina ed economia domestica” (sic!) come è il caso di Elettrodomestici della casa sana e sicura. Come sceglierli, evitare i pericoli e risparmiare tempo, soldi, energia (Alessandro Di Pietro, Lyra Libri 2001).  Non credo sia scorretto affermare che manca a tutt’oggi in Italia una coscienza civica, pubblica e condivisa, della sicurezza domestica, e che tutto o quasi è lasciato a singole iniziative, peraltro lodevoli.
Segnalo, in questo panorama un po’ carente, la terza edizione di Vincenzo Nastasi, La sicurezza negli impianti (Grafill, Palermo 2008), un libro molto specializzato che contiene le norme di progettazione e adempimenti di legge per la sicurezza negli ambienti di vita e di lavoro, e un volume un po’ più divulgativo, dal titolo Casa, dolce casa: e se fossi anche sicura? di imminente pubblicazione (a cura del Dipartimento di Sanità Pubblica AUSL di Bologna, su progetto di Giampietro Boschini).

Il naturale

In questo campo, tra naturopatia e architettura si procede paralleli, ma senza un vero dialogo. Un esempio? Nel 1997 troviamo La casa ecologica di Michele Scapino (Editoriale Olimpia, Firenze), direttore di una scuola di pranoterapia e medicina naturale del torinese. Il libro ci dice che “La casa in cui abitiamo è lo specchio che restituisce la nostra immagine”: di qui la “naturalità” dell’abitare, che è un’esigenza primaria dell’uomo, e la ricerca di materiali e colori che siano il più possibile legati alla natura. Nello stesso anno – sulle orme de La casa bioecologica di Karl Ernst Lotz (tradotto nel 1991) – Maurizio Corrado, architetto, pubblica un volume che ha lo stesso titolo di quello di Scapino: La casa ecologica (De Vecchi Editore, Milano 1997), a cui faranno seguito Architettura bio-ecologica (De Vecchi Editore, Milano 1999) e (a cura di) Dizionario dell’abitare naturale (Xenia, Milano 2001). Quest’ultimo, che si propone come un manuale di uso quotidiano per migliorare la qualità della propria vita, “in casa e ovunque”, promette utili suggerimenti per correggere i danni e accrescere il benessere. Di architettura è rimasto poco, ma le varie voci sono molto interessanti e suggestive, e si basano su un patrimonio di conoscenze davvero esteso.
Poi abbiamo il caso degli architetti che si preoccupano della salute. Un libro fondamentale è Vastu, Feng-Shui, Bioarchitettura: case a energia positiva di Pierfrancesco Ros (Amrita, Torino 1998) che, indagando simboli e rituali orientali e occidentali, si propone di riscoprire i valori degli archetipi senza prescindere dalle moderne conquiste tecnologiche. Un altro testo che è rapidamente divenuto un classico del settore è La progettazione delle residenze bioarchitettoniche di Stefano Parancola (Edizioni Il Sole 24 ore, Milano 2005, corredato di CD), che non solo contiene principi e strumenti per costruire secondo il fengshui, ma espone gli obiettivi della cosiddetta Biologia Architettonica (per esteso), ovvero la progettazione di edifici che soddisfino “le esigenze fisiche, biologiche e spirituali di chi li abita […] la casa, come la pelle, deve mantenere condizioni interne di vita tali da garantire igiene e salute”. L’autore non è naturopata, non ha studiato psicosomatica, ma è architetto, designer e docente universitario a contratto di architettura presso l’Università di Ferrara.
Sempre nel 2005 troviamo La luce armonica di Francesco Ciulli (Alinea Editrice, Firenze), laureato in Scienze Politiche e responsabile del Box Luce, che affronta il tema dell’illuminazione artificiale negli ambienti di vita e di lavoro abbinandolo agli insegnamenti del fengshui.
Nel 2007 esce La casa intelligente di Roberto Rizzo (Franco Muzzio Editore, Roma), giornalista e scrittore, già autore di Salvare il mondo senza essere Superman (Einaudi, Torino 2005). Il libro è dedicato alla ricerca di un possibile equilibrio fra risparmio energetico e comfort. Si parla di illuminazione, calore, isolamento, pannelli solari, caldaie, acqua ed elettricità. Il libro è un valido strumento di indagine e anche un’ottima guida pratica.

Il benessere

Iniziamo con La casa del benessere del già citato Alessandro Di Pietro (RED Edizioni, Milano 2001), che si propone di insegnare come “trasformare la propria casa in un ambiente ideale per la salute e l’armonia interiore”. Dalla fondazione di Roma alla sick building syndrome, dall’ecologia domestica al tipo di materasso, dal fengshui al tosaerba, l’autore (forse peccando un po’ di superficialità) profonde a piene mani idee e suggerimenti di ogni tipo. Una curiosità: Di Pietro è biologo, conduttore televisivo e già autore di La nostra casa sana e sicura (Lyra Libri, 1998) e Come smacchiare tutte le macchie (Lyra Libri, 2000).
Nel campo del benessere domestico occupano un posto importante i testi dedicati ai vari settori della new age quali, per esempio, le candele, gli oli essenziali e i colori. Pur rimandando ai testi specifici nei rispettivi ambiti, segnalo Il colore nella casa di Barbara Nalin e Stefano Biot (Il Cerchio della Luna, Verona 2000), rispettivamente laureati in Lingue e Letterature Straniere e in Architettura, e Il colore in casa di Paola Santagostino (Urra, Milano 2006), psicoterapeuta specializzata in medicina psicosomatica, che in questo libro esplora gli effetti psicologici dei colori.
Nell’area del benessere possono trovare posto anche libri di carattere più esoterico. E’ il caso, per fare solo un paio di esempi, di due volumi che provengono dal mondo americano: La casa magica di Scott Cunningham e David Harrington (St Paul, MN, USA 1983, trad. Mursia, Milano 2005), che descrive e propone incantesimi e rituali di derivazione sciamanica, e Il feng shui. In casa con le pietre di Sandra Kynes (St Paul, MN, USA 2002, trad. Hobby & Work, Milano 2004), che insegna come “creare positività in casa” utilizzando le proprietà energetiche delle pietre (preziose e non).
Soprattutto dal mondo anglosassone arrivano invece i contributi sul clutter clearing, il cui obiettivo è “fare ordine in casa e nella vita”. Segnalo, tra i più noti, Clearing the Clutter di Mary Lambert (London 2000, trad. Corbaccio, Milano 2002), consulente di fengshui e terapeuta reiki, che qui ci insegna i modi giusti di riporre gli oggetti, sbloccare le energie, e non farsi troppo influenzare dai ricordi; e due libri che non mi risulta siano stati ancora tradotti in italiano: The Life Laundry: How to de-junk your life (Dawna Walter e Mark Franks, London 2002), che è stato anche oggetto dell’omonima serie televisiva della BBC, e De-Junk Your Mind (Dawna Walter, London 2005). Entambi propongono soluzioni legate all’ambiente domestico per ottenere una migliore concentrazione, liberarsi dai sensi di colpa, accettare il cambiamento, ecc.
Più impegnativo rispetto al clutter clearing è lo space clearing, che si occupa della pulizia “sottile”, ovvero dei metodi e rituali per ripulire le energie negative lasciate da inquilini precedenti, forze telluriche, accumuli di sha, ecc. Spesso erroneamente confuso con il primo, ha in realtà origini più antiche e si riferisce a tutte le pratiche di purificazione e sacralizzazione dello spazio. Possiamo citare a questo proposito Creare l’armonia del proprio ambiente (Karen Kingstone, London 1996, trad. Gruppo Editoriale Futura, Milano 1997), che riporta, anche nell’edizione italiana, un’introduzione di Denise Linn – autrice a sua volta di Sacred Space: Clearing and Enhancing the Energy of Your Home (New York 1995), un libro che conteneva, peraltro, una bella definizione che riportiamo: “home” (casa) è “a place where you can interface with the universe”, un luogo dove ci si può interfacciare con l'universo. In italiano, un bel libro che parla anche di rimedi per la pulizia energetica (oli essenziali, essenze floreali, sale, cristalli, acque e suoni) è Feng Shui naturopatico di Omar Discepoli (Edizioni ENEA, Milano 2007), che unisce fengshui e naturopatia per poter “agire sia sull'ambiente sia sulla persona con rimedi naturopatici e vibrazionali in modo che l'armonizzazione possa avvenire in maniera globale”.
Concludiamo con I sensi della casa. Prospettive per abitare il benessere di Gianluca Pozzi (Urra, Milano 2007), architetto, che si concentra sull’importanza dell’esperienza sensoriale nell’acquisizione del benessere. Secondo l’autore, musica, colori, sensazioni tattili possono suscitare o rivelare stati d’animo molto diversi e quindi vanno riconosciuti e utilizzati in diversi momenti e contesti.

Considerazioni conclusive

Credo che, al termine di questa carrellata, due elementi saltino agli occhi. Il primo riguarda la sovrapposizione continua fra i diversi ambiti, il gioco di rimandi e di risonanze che crea una sorta di puzzle tri(quadri)dimensionale della dimensione “casa”, nella quale le nozioni di salute, sicurezza e benessere scivolano sempre in realtà l’una nell’altra. Il secondo riguarda il range sorprendentemente ampio di professionalità in campo, e le interferenze reciproche – o meglio, il costante “scambio di ruolo” – fra architetti e naturopati, giornalisti e agopuntori, scrittori e psichiatri, ecc. Entrambi gli elementi, di per sé, non hanno nulla di negativo. A patto che ciascuno, nelle rispettive professioni (o pseudo-tali), si assuma le responsabilità delle sue parole, non vedo controindicazioni al fatto che l’architetto ragioni in termini psicosomatici, o viceversa che il naturopata dia suggerimenti sugli arredi e sui colori.
Quello che invece mi sembra deprecabile è la quasi totale assenza di un dialogo costruttivo tra le parti, o perlomeno di un esplicito “riconoscimento” reciproco (anche in un’ottica di conflittualità, semmai). Questo si vede perfettamente non solo nei testi, ma anche nelle bibliografie, che seppur ricchissime omettono in linea di massima (un’eccezione è Parancola) di citare autori e contributi di aree affini. Qualche esempio? Eiguer cita Bachelard (La poétique de l’espace) e Marc (Psychanalyse de la maison), se stesso e Freud, e va benissimo; ma trascura tutto l’apporto della medicina dell’habitat e della bioarchitettura, per non parlare delle filosofie orientali. E allo stesso tempo Scapino e Corrado scrivono due libri che hanno addirittura lo stesso titolo, ma che interpretano due prospettive diverse, due mondi che pur essendo contigui (o forse coincidenti) non si sfiorano.
Auspico, in ultimo, non solo una ricongiunzione costruttiva fra le diverse professionalità (o quantomeno, un dialogo costruttivo) ma anche l’inserimento di nuove prospettive che a mio parere non possono più essere trascurate e/o taciute: il ruolo delle nuove periferie urbane, l’apporto dei cittadini extracomunitari all’edilizia, la composizione multietnica della società e dei microcosmi di quartiere.






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