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Archibio.com  >  Ambiente >  Qualità ambientale >  Rigraziamenti al pendulum drive

Rigraziamenti al pendulum drive

Ipotesi per un utilizzo del testimone nell'epoca della comunicazione informatica

Autore Marco Monari
Categoria Qualità ambientale

… E poiché tutte le cose sono e provengono da una, per la mediazione di una,

così tutte le cose sono nate da questa cosa unica per adattamento…

(Ermete Trismegisto)

Pen(dulum)_drive?_Sì,_grazie!

Il pendolo è uno strumento che ricopre un ruolo cruciale nella storia della cultura occidentale, in quanto il suo utilizzo transita dall’area magica a quella scientifica a quella letteraria nel corso dei secoli. Strumento che trova applicazione in campo matematico, fisico e astronomico, oggetto quasi esoterico nelle mani dei radioestesisti, il pendolo racchiude in sé la perfezione dell’oggetto conclusus e l’equilibrio dell’eterno fluttuare, il concentrato del nucleo primordiale e il dinamismo dell’oscillazione. Metafora dell’eterno divenire, il pendolo traccia linee arcane che delimitano un qui e ora sempre captando vibrazioni sottili e trasformandole in energia cinetica. Sineddoche del più ampio moto universale di astri e pianeti, questo piccolo strumento è l’interfaccia fra il corpo umano  e il mondo, fra le dita di una mano e l’universo, fra l’istante e il Tempo.
Il pendolo semplice (o matematico) è costituito da un filo e da una massa puntiforme fissata alla sua estremità e soggetta all’attrazione gravitazionale (che si immagina uniforme nello spazio e costante nel tempo). Questo sistema fisico fu reso celebre da Galileo Galilei, che ne individuò la qualità essenziale e cioè l’isocronismo (le oscillazioni si svolgono più o meno tutte nello stesso tempo). Galileo propose tra l’altro varie applicazioni scientifiche del pendolo, fra cui un orologio che sfruttava l'isocronismo delle oscillazioni di pendoli di eguale lunghezza, una scoperta che fu poi rivendicata nel 1658 da Christiaan Huygens.
Due esempi basteranno a illuminarne la presenza simbolica in campo letterario. Il primo è Il pozzo e il pendolo, uno dei più celebri racconti dello scrittore americano (e grande visionario) Edgar Allan Poe (1842). Protagonista è un prigioniero che vede la sua vita letteralmente appesa a un filo: la sua sopravvivenza è legata alle oscillazioni di un pendolo in forma di lama, così che può calcolare con matematica sicurezza il momento esatto in cui – se il moto continua – morirà. Il secondo esempio lo offre Il pendolo di Foucault di Umberto Eco (1988):  un romanzo che unisce scienze occulte, società segrete, complotti cosmici e sapere ermetico, e il cui titolo si ispira al pendolo inventato dal fisico francese Jean Bernard Léon Foucault e presentato a Parigi nel 1851. Tale pendolo, in grado di oscillare per molte ore, fu usato per dimostrare la rotazione terrestre e il piano di oscillazione alle diverse latitudini, basandosi sulla prima legge del moto di Newton.
La storia del pendolo è legata anche a quella della radioestesia. Citando da Pietro Zampa, “La radioestesia è la scienza che, mediante la captazione delle irradiazioni che ogni corpo od ogni sostanza emette, ci consente di scoprire corpi o sostanze nascosti, di conoscere la ubicazione, l’entità, la natura la specie e la qualità, e l’influenza che esercitano gli uni sugli altri” (Elementi di radioestesia, 1944).
Il concetto alla base del collegamento tra tutte le cose, tra la terra e il cielo e che annulla ogni distanza è che la forza vitale universale è un campo di energia, che connette, appunto, tutte le cose. Siamo in un tutt’uno; non esiste il concetto di distanza nella forza vitale universale. Il collegamento e l’illuminazione fanno parte di un processo in cui si vede oltre l’illusione. Siamo tutti parti più piccole del Tutto più ampio da cui non ci separiamo mai; gli stessi pensieri fanno parte di un corpo mentale maggiore anche se ci appaiono a livello individuale. Noi stessi sembriamo esseri individuali ma facciamo parte del più ampio essere universale, secondo quello che gli scienziati chiamano “modello olografico dell’universo”. E’ lo stesso campo di forza vitale universale proprio dell’energia Reiki, che infrange tutte le barriere della distanza e del tempo e ci mantiene uniti in un continuum; questo campo di forza è il fondamento delle ricerche radiestesiche.

Secondo la radioestesia, l’uomo è l’elemento di collegamento tra le energie del cielo e della terra, da cui è avvolto in una forza vitale universale, e le sue estremità sono un’estensione dei suoi sistemi di captazione. Sistemi che sono ulteriormente affinati da altri mezzi quali appunto il pendolo, ma anche il biotensor, le bacchette o la forcella (tutti strumenti di indagine cognitiva o terapeutica) e quando vogliamo fare delle misurazioni radiestesiche questi strumenti sono un’ulteriore estensione che aumenta la nostra sensibilità.
Il camminare con le bacchette nelle nostre mani comporta che quando incontriamo la frequenza di un’energia qualsiasi, per esempio un nodo di Hartmann, essa viene captata dagli strumenti e l’impulso viene trasmesso al cervello. Il segnale, poi, prosegue dal cervello verso la muscolatura liscia del braccio, che genera un piccolo movimento completamente involontario della mano, la quale fa muovere lo strumento e ci permette di effettuare la misurazione. E’la rilevazione dell’energia sottile che abbiamo incontrato.
Nel corso di tali ricerche, un aiuto ulteriore può venire dall’uso del testimone:  i testimoni sono quegli oggetti o parti di essi che sono identici o sono “impregnati” di ciò che si sta cercando. Per esempio, può essere lo stesso tipo di metallo o di fluido che si sta cercando, oppure può essere una fotografia, uno scritto, un oggetto qualsiasi della persona che si sta cercando.
Per l’uso dei testimoni si utilizzano pendoli vuoti al loro interno nei quali viene introdotta una piccola quantità di ciò che si cerca o un qualcosa della persona che si sta cercando. Ovviamente al termine della ricerca è necessario pulire questi pendoli dalle emanazioni emesse dal corpo che hanno contenuto al fine di evitare i possibili effetti di disturbo, nelle successive ricerche, dovuti a impregnazioni che permangano all’interno del pendolo. Per impregnazione intendiamo quella forma di energia, propria di ogni oggetto o di ogni corpo, che rimane nell’oggetto stesso; a esempio l’astuccio di un gioiello manterrà l’energia propria del gioiello, gli indumenti o gli oggetti personali manterranno l’energia propria della persona che li ha indossati o maneggiati …
Trovandoci a operare nell’epoca contemporanea, che ci vede necessariamente alle prese con materiali sintetici, fonti inquinanti, e ogni genere di novità incalzanti nel campo della tecnologia, è interessante interrogarci sui possibili sviluppi nella costruzione e nell’uso del pendolo. Così come oggi troviamo pendoli, biotensor e forcelle fatti di plastica o simili, il cui uso sconsigliamo caldamente, contraddicendo antichi principi che li volevano fabbricati esclusivamente con  sostanze naturali quali legno o metallo, ci sembra opportuno iniziare una riflessione sui materiali di costruzione e sulle tipologie d’uso dei pendoli. E’ vero che la maggior parte di quelli che si trovano in commercio sono tuttora in rame, cristallo o altre sostanze naturali, ma in un mondo in continuo cambiamento è doveroso guardare avanti, ed è stimolante prendere in considerazione i nuovi apporti che la tecnologia può offrire alle antiche scienze divinatorie.
Poiché, dopo tutto, si parla di vibrazioni, esporremo brevemente la nostra tesi, consistente nel tentativo di ipotizzare un rapporto o sinergia fra l’utilizzo del pendolo e l’ambito informatico. Anche un computer lavora infatti con l’energia, e la sua modalità di trasmissione dei dati è legata a onde e attraversa lo spazio invisibile che ci circonda. Da quando la tecnologia informatica ha permesso la commercializzazione delle pen drive (chiamate anche chiave USB, o penna USB), mentre gran parte del mercato ha concentrato la sua attenzione sulla produzione di una grande varietà di modelli, forme e colori, il nostro pensiero  si è orientato al loro possibile utilizzo in campo radiestesico al pari dei pendoli nel cui interno si può inserire il testimone.
La loro conformazione e il loro principio di funzionamento ci hanno permesso di effettuare prove e ricerche a supporto della tesi che prevede che nella loro memoria flash è possibile immagazzinare informazioni sotto forma di energia in quantità molto maggiori e in forme che i normali pendoli non possono fisicamente ospitare. E per informazioni intendiamo fotografie rappresentative del soggetto, ma anche disegni, scritti, saggi, articoli, volontà testamentarie, pagine di diario, qualsiasi file insomma che possa racchiudere un “campione” dell’energia propria della persona in questione.
Nel momento in cui la pen drive viene disconnessa dal computer l’energia dei circuiti elettronici viene a cessare, mentre resta attiva l’energia che è stata immagazzinata nella memoria flash della penna sotto forma di elettroni. Questi ultimi vengono sollecitati (effetto tunnel) nel momento in cui la pen drive viene inserita nel computer e si accede alla memoria flash, mentre per tutto il resto del tempo rimangono immagazzinati nella stessa ma non perdono la loro energia costitutiva.
E’ proprio quest’ultima energia, quella che ci interessa in questa sede. E’ affascinante pensare che, mentre comunemente si ritiene che una pen drive senza la disponibilità di un computer sia assolutamente inutile, in realtà tramite la nostra tesi abbia le potenzialità per fornire una quantità considerevole di dati, risposte, informazioni. Addirittura potremo porre quesiti utilizzando come testimone un film o un brano musicale. In ultimo, ricorrendo a schemi radionici (es. il decagono o il quadrante di misurazione centesimale) potremo utilizzare la pen drive reindirizzandola alla forma o al materiale che desideriamo, senza perdere le informazioni contenute nella penna stessa.
I casi che abbiamo sperimentato sono già numerosi, e abbiamo osservato con soddisfazione  risultati anche più positivi rispetto alle aspettative. Ci auguriamo pertanto di aver apportato una novità interessante nel campo della radioestesia, e auspichiamo che la condivisione delle nostre esperienze possa aprire nuove vie.

 

Per approfondimenti: P. Zampa, Elementi di radioestesia; B. Farkas, La radioestesia al servizio dell’uomo; D. Castelli, Il grande libro del pendolo; A. Leprince, Curarsi con il pendolo; M. Moine, Guida alla radioestesia.  Uno speciale ringraziamento ad Alessandra Calanchi per la consulenza letteraria.






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