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L'acqua che mangiamo

Il pesante tributo richiesto dalla coltura irrigua e dall'utilizzo dell'acqua in agricoltura

Autore Lorenzo Fantacuzzi
Categoria Cibi e diete

L'acqua che mangiamo

Nel campo delle risorse idriche dell'Unione Europea, l'acqua usata in agricoltura, sta avendo un peso sempre maggiore. Per realizzare l'obbiettivo di un uso sempre più sostenibile dell'acqua, scongiurando il rischio di carenze, occorre dare agli agricoltori europei, i giusti incentivi.


L'agricoltura ha da sempre svolto un ruolo chiave nella vita e nell'economia dell'Unione, senza tralasciare il riflesso che una buona agricoltura ha sull'alimentazione, il binomio, cibo sano, benessere dell'uomo è ormai inscindibile. Ma la produzione alimentare consuma anche grandi quantità d'acqua, che costituisce una risorsa altrettanto vitale.


L'agricoltura incide per il 24% sull'estrazione di acqua in Europa e benché non sembri una percentuale elevata in confronto al 44% estratto per le acque di raffreddamento impiegate nella produzione di energia, il suo impatto sulle riserve è molto più pesante. Mentre l'acqua di raffreddamento è restituita a un corpo idrico, quasi interamente, per l'acqua “agricola” la quota corrisponde ad appena un terzo.


Inoltre, il consumo di acqua per usi agricoli ha una distribuzione irregolare, legata al territorio. In alcune regioni dell'Europa meridionale,l'acqua usata in agricoltura incide per oltre l'80% sull'estrazione di acqua. Totale.


L'estrazione di acqua ha nella stagione estiva il suo picco più alto, quando cioè l'acqua disponibile risulta essere a livelli minimi, questo non fa altro che causare danni ancora più gravi a tutto il comparto ambientale.


La recente relazione dell'AEA, Water resources across Europe — confronting water scarcity and droughten, (Risorse idriche in Europa – affrontare il problema della carenza idrica e della siccità), spiega che un estrazione eccessiva e mal controllata dell'acqua, porta inequivocabilmente, ad un danno più esteso, evidenziando anche l'aspetto inquinamento e qualità dell'acqua stessa, dovuto al fatto che le sostanze inquinanti avendo meno acqua a disposizione per la loro diluizione “naturale”, risultano più concentrate, provocando ad, ad esempio, nelle regioni costiere, l'infiltrazione di acqua salate, proveniente dal mare nella falda sotterranea.


Anche gli ecosistemi di fiumi e laghi vengono gravemente compromessi, quando i livelli idrici si abbassano o si prosciugano completamente, causando la morte di flora e fauna presenti in questi sistemi. I risultati sono evidenti in molte regioni dell'Europa meridionale. Per esempio:

• nel bacino di Konya, in Turchia, l'estrazione di acqua per l'irrigazione — gran parte della quale estratta da pozzi scavati illegalmente — ha ridotto notevolmente la superficie del lago Tuz, il secondo per dimensioni del paese;

• nella pianura dell'Argolide, in Grecia, la tossicità da cloruro causata dall'infiltrazione di acqua salata risulta evidente nei danni riscontrati neifogliari e nella defogliazione; i pozzi si sono prosciugati o sono stati abbandonati a causa dell'eccessiva salinità;

• a Cipro, a causa delle gravi carenze idriche, nel 2008 si è reso necessario importare acqua usando navi cisterna, razionare la fornitura per uso domestico e aumentare sensibilmente i prezzi.


L'uso dell'acqua in agricoltura sta evidentemente diventando insostenibile in alcune parti d'Europa, il che indica che i meccanismi di regolamentazione e di fissazione dei prezzi non sono stati all'altezza di gestire la domanda in modo efficace, evidenziando che la politica degli incentivi si è rivelata inadeguata.


Gli agricoltori per aumentare la produttività, utilizzano un metodo di irrigazione ad elevato uso di acqua, come accade in Spagna, per esempio, dove il 14% dei terreni agricoli irrigati produce oltre il 60% del valore complessivo dei prodotti agricoli.
Ovviamente, gli agricoltori irrigano, indiscriminatamente, solo se l'aumento della produzione, porta a dei ricavi tali da supera i costi di installazione dei sistemi di irrigazione e di estrazione di grandi quantitativi di acqua.


A tale riguardo, le politiche adottate a livello nazionale ed europeo hanno creato incentivi come abbiamo già detto inadeguati. Raramente gli agricoltori sostengono, da soli, sia in termini economici che ambientali, di un sistema di irrigazione intensivo, specialmente se le normative che vietano o limitano l'estrazione di acqua non sono applicate in modo efficace.
Purtroppo, fino alle recenti riforme, i sussidi comunitari incentivavano la coltivazione con un uso intensivo di acqua.
L'entità dell'impiego di acqua che ne deriva può essere sorprendente.


Il WWF ha analizzato l'irrigazione di quattro colture in Spagna nel corso del 2004 e ha rilevato che è stato impiegato quasi un miliardo di m3 d'acqua, per poi produrre eccedenze rispetto alle quote dell'UE. Si tratta di un quantitativo pari al consumo domestico di oltre 16 milioni di persone. La situazione è destinata probabilmente a peggiorare a causa dei cambiamenti climatici, che in primo luogo, con le estati sempre più calde e più secche determineranno maggiori pressioni sulle risorse idriche.


In secondo luogo, l'UE e gli Stati membri si sono impegnati affinché entro il 2020 l'uso di biocarburanti raggiunga il 10% del combustibile usato per i trasporti. Se la crescente domanda di bioenergia verrà soddisfatta utilizzando le attuali colture bioenergetiche di prima generazione, l'utilizzo di acqua per l'agricoltura è destinato ad aumentare. Quindi, sembra chiaro che la coltura irrigua è essenziale per l'economia degli Stati dell'Unione. Quindi quale sarà la strada da seguire? Se si cessa l'irrigazione massiva, la conseguenza potrebbe condurre all'abbandono delle terre e a gravi difficoltà economiche.


L'uso dell'acqua per l'agricoltura deve quindi essere reso più efficiente non solo per garantire risorse idriche sufficienti per l'irrigazione, ma anche per il bene degli abitanti locali,in un habitat sano ed in armonia con gli altri settori economici.
La fissazione del prezzo dell'acqua rappresenta il meccanismo centrale per incentivare livelli di utilizzo che mantengano in equilibrio gli obiettivi economici, ambientali e sociali dei paesi membri.


La ricerca dimostra che se i prezzi riflettono i costi reali, l'estrazione illegale viene contrastata in modo efficace e l'acqua è pagata in base ai volumi, gli agricoltori riducono l'irrigazione o adottano misure mirate a migliorare l'efficienza dei consumi. I sussidi nazionali e comunitari possono fornire ulteriori incentivi per l'adozione di tecniche rivolte al risparmio di acqua.


Una volta istituiti gli incentivi, gli agricoltori possono scegliere tra varie tecnologie, per ridurre l'uso di acqua. I governi hanno ancora una volta un ruolo cruciale da svolgere in questo ambito, fornendo informazioni, orientamenti e formazione affinché gli agricoltori siano a conoscenza delle opzioni a disposizione, e sostenendo ulteriori attività di ricerca. Bisogna prestare particolare attenzione all'introduzione di colture bioenergetiche per conseguire gli obiettivi in materia di biocarburanti, che serviranno a ridurre la domanda di acqua per l'agricoltura, invece che aumentarla.


Infine, dopo aver esaurito gli sforzi mirati a diminuire la domanda, le aziende agricole possono anche sfruttare le possibilità di avvalersi di forniture alternative. A Cipro e in Spagna, per esempio, sono state utilizzate acque reflue trattate per l'irrigazione di colture, con risultati incoraggianti.

 






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