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Camminare con lentezza

Elogio del parco pubblico

Autore Alessandra Calanchi
Categoria Wellness

Lobiettivo di questo articolo di tentare una sintesi fra numerose sollecitazioni che ci arrivano sia dagli ambiti del fitness sia da quelli maggiormente deputati al benessere spirituale. Da molti anni ormai la new age ci ha insegnato che mente e spirito, psiche e soma, corpo e anima possono convivere pacificamente nel nostro progetto di vita senza alterare il programma etico o ginnico che vogliamo darci. Piuttosto, andr a nostro vantaggio tendere a un sincretismo di tipo olistico che ci riporti a ununit perduta e ci faccia recuperare o la nostra fisicit, se abbiamo privilegiato mente e cuore, o la nostra interiorit, se abbiamo privilegiato i muscoli.
Devo necessariamente premettere che non ho alcuna pretesa di fare una lista di questo s, questo no, n tanto meno di creare una nuova disciplina: piuttosto, a partire dalla mia pura e semplice esperienza personale, mia intenzione condividere parte del mio percorso verso un benessere facile da raggiungere, duraturo, piacevole e salutare.
Voglio mettere unaltra cosa in chiaro: in queste pagine mi riferir a molte pratiche da me effettuate con grande giovamento, ma ci non significa che la mia proposta voglia sostituirsi ad alcuna di esse. Al contrario, io continuo e continuer a praticare yoga, qi gong, stimolazione neurale, reiki e molto altro ancora ogni volta che lo riterr utile o semplicemente quando ne avr voglia. La mia proposta , molto pi semplicemente e banalmente, una proposta che va ad aggiungersi a tutto quello che gi fate/facciamo, che pu abbinarsi alla medicina tradizionale e non, alla palestra e alla piscina, alla meditazione e alla visualizzazione. Si avvale naturalmente di spunti che vengono da tanti luoghi e da tante teorie, antiche come il Feng Shui o moderne come il Breathwalk. Sono dunque riconoscente a tutti e a tutte coloro che ho letto, frequentato, ascoltato in questi anni, e che continueranno ad accompagnarmi.

Inizier col dirvi che sono pigra. Tutto cominciato cos. Lo yoga mi piaceva quando ero ragazzina perch molte posizioni si effettuano da seduti o sdraiati. Il qi gong mi ha conquistata in et pi matura perch ti insegna a camminare adagio. Mi sempre piaciuto molto nuotare, ma sono lentissima e cos tutti mi sorpassano, innervositi, e fanno i fenomeni.
Quando nuoto, entro in relazione con lacqua. Non penso pi a nulla. Mi concentro sullodore della salsedine (se sono al mare) o del cloro (se sono in piscina), ma solo per i primi attimi, perch poi lolfatto cede il posto al tatto e sento solo lacqua che mi scivola sulla pelle, che mi accarezza, che si adatta ai miei movimenti e alla mia massa. Sono fatta per il 70 % dacqua: lacqua riconosce lacqua, i pori si aprono, sono un filtro fra le acque. Intanto il mio corpo si muove, nuota, avanza, galleggia, respira, oppone resistenza, si concede. Tutto questo mentre, dietro di me, un ragazzone atletico sbuffa finch non riesce a superarmi ha fretta, deve arrivare prima di me, deve dimostrare che pi veloce. Prego, si accomodi

Lo stato danimo con cui il mio corpo cerca lAcqua lo stesso con cui mi piace passeggiare nei parchi e cercare di entrare in relazione con il loro Spirito. Qui non c lAcqua ma lAria. Non la stessa cosa, ma anche lAria mia amica e mi porta suoni, colori, odori. LAria mi penetra nel corpo ed esce dal corpo. Di nuovo sono un filtro, un canale tra Terra e Cielo. Penso al respiro, a quanto poco tempo dedichiamo allarte di respirare in Occidente, e quanto poco anche allarte di camminare. Eppure i piedi toccano continuamente la Terra, e la Terra ci tiene legati a s anzich farci sbattere contro le case e gli alberi, anzich farci volare nello spazio infinito, anzich ripudiarci come fastidiosi foruncoli. La Terra ci tiene legati alla sua pelle. Guida i nostri passi. Cura le ferite che noi le infliggiamo. Ogni tanto protesta, si arrabbia, reagisce. Come darle torto?

Quando cammino mi connetto mentalmente con lidea di quanto camminare faccia bene, al corpo e alla mente: fa bene allappetito (Nero Wolfe apprezzava la rude ginnastica di percorrere a piedi il lungo corridoio della sua abitazione prima di pranzo), alla digestione (i nostri antichi progenitori ci raccomandavano la deambulatio post-prandiale), al cuore (camminare un must per chi a rischio di ho ha avuto un infarto), non costa nulla, ci mantiene tonici, ci riallinea al ritmo del respiro, mette i nostri piedi a diretto contatto con le energie della Terra, e per finire ci permette di guardarci intorno, cosa che, presi dalla fretta del nostro ritmo di vita, facciamo con sempre pi scarsa regolarit.
Quando cammino indosso abiti comodi, scarpe comode, e non voglio avere lassillo dellorologio e del telefono cellulare. Tengo a mente la lezione di Thoreau, che oltre un secolo e mezzo fa scrisse un libro tutto dedicato allarte di camminare , ma anche quella delle Cosmicomiche di Calvino : dobbiamo stare attenti a non tracciare anche noi un segno nello spazio per poi perderne le tracce, ripercorrendo invano innumerevoli volte le orbite planetarie e le vie delle galassie. Io, al contrario, cammino per non perdermi, per ritrovare la strada, per tornare al punto da cui sono partita. Per questo motivo scelgo preferibilmente parchi a mappa circolare o ellittica, pianeggianti, ombreggiati, facili da percorrere e da ritrovare.

Perch un parco, e non un campo, un prato, un bosco? Perch il parco uno spazio pubblico, che si pu frequentare liberamente a qualsiasi et, a qualsiasi ora e indipendentemente dal gruppo di appartenenza sociale. Inoltre un parco, o un giardino, uno spazio sociale, in quanto si trova nel tessuto urbano e interagisce con questo; non ci sono automobili e i bambini possono giocare, mentre gli anziani possono fermarsi di tanto in tanto su una panchina. Lanno scorso uscito un bel libro che illustra la biblioteca di oggi come uno spazio di libert e di scambio culturale, una piazza : ecco, il parco simile a una piazza, un luogo dove si pu passeggiare, correre, prendere il sole, chiacchierare o stare in silenzio, relazionarsi con gli altri o meditare in solitudine. Inoltre, non dimentichiamolo, il parco rimasto uno dei pochissimi spazi non legati alle dinamiche dei consumi: camminarvi non costa nulla, chi vi passeggia non ha lo scopo di acquistare merce, e una volta tanto non siamo attirati continuamente come invece accade nei centri commerciali, dove le persone trascorrono sempre pi tempo libero da luci artificiali, vetrine, merce, sconti, offerte speciali, oggetti di consumo attraenti.

La fatica non fa parte del mio esercizio fisico e mentale. Il mio corpo pigro, nel senso che vuole riposarsi: il mio lavoro mi costringe a stare seduta o a correre, invece la mia passeggiata ha un ritmo naturale, tranquillo; quasi uninerzia. Per voglio sentire il movimento in ogni muscolo, in ogni articolazione, in ogni organo, in ogni senso. Voglio guardare, sentire, annusare e toccare, assaggiare. Se piove voglio bagnarmi, se fa caldo voglio sudare. E soprattutto: voglio camminare in solitudine, nessuno deve disturbarmi.

Trovato il parco adatto, di solito faccio tre giri circolari. Il primo in senso anti-orario, per scaricare le energie negative (per aiutarmi a fare questo muovo magari anche un po le braccia, le mani, le dita, scrollo il capo, agito i capelli). Il secondo giro lo faccio in senso orario, per ricaricarmi (uso anche le mani e il respiro per catturare pi energia possibile). Il terzo giro (ancora in senso orario) di pura contemplazione: nei primi due sono concentrata su di me, questo invece dedicato allambiente, alla natura, alle persone, dedicato a guardare e ascoltare tutto ci che non sono io e serve a rimettermi in relazione con il mondo, una volta tornata al punto di inizio.

Primo giro

Cammino a passi regolari, concentrandomi sul mio respiro, e guardando i miei passi. Cerco una risonanza fra ritmo del respirare e ritmo del camminare. Guardo per terra, cercando di scoprire le tracce che mi confermino la stagione e il luogo in cui mi trovo: foglie secche, neve, fiori, sabbia
Il mio sguardo abbassato per esprimere allintero corpo il mio desiderio di ripiegarmi su di me, di scavarmi dentro per trovare pensieri negativi, tristezza, preoccupazione, collera, e poi farli uscire attraverso i piedi, le mani e il respiro. Di tanto in tanto mi guardo intorno, e intanto muovo lentamente braccia, mani e dita a scrollarmi di dosso le energie negative che mi immobilizzano, che non mi fanno prendere le decisioni giuste, che mi bloccano nelle scelte, che mi inchiodano in pensieri ossessivi. Se ho avuto un lutto recente, o un trauma grave, nel corso di questo primo giro mi sforzo di eliminare almeno una piccola parte di sofferenza, come una prima pelle esterna, ci che affiora in superficie; faccio una specie di scrubbing dellanima. Mi concentro sul fatto che cammino in senso antiorario, come un orologio che va allindietro, allincontrario, il che significa scaricare energia ma anche resettarmi, essere disponibile al cambiamento, rimettermi in discussione, essere pronta a eventuali critiche, riciclarmi se necessario.
Non preoccupatevi se avrete reazioni impreviste: pu capitare di mettersi a ridere, a piangere, perfino a singhiozzare in maniera incontrollata. Va tutto benissimo. Limportante tenere docchio il ritmo del respiro, e non cedere ad attacchi dansia o di panico. Dobbiamo sempre avere la coscienza vigile, cio ripeterci mentalmente che sappiamo quello che facciamo, che una specie di medicina che non deve mai toglierci la consapevolezza del nostro qui-ora.

Il mio respiro fluisce con regolarit, e mi concentro su questonda che attraversa il mio corpo. Mi concentro soprattutto sullaria che esce, perch devo eliminare le scorie. Cito da Breathwalk, un testo che pu essere di grande aiuto per lo svolgimento di tutte le tre fasi del percorso:

Il respiro lelemento principale per rafforzare e utilizzare la propria vitalit. [] Modulando consapevolmente il ritmo e la profondit del respiro, possibile regolare il battito cardiaco, la pressione e la circolazione del sangue, e la digestione.
Il Breathwalk vi insegna a respirare in modo appropriato [] (pp. 10-11).

Tramite il Breathwalk si aumenta il livello di energia, si migliora il controllo degli stati danimo, si innalza la qualit mentale e si implementa il senso di collegamento con gli altri. Naturalmente su questo argomento esistono molti testi scientifici, a partire da quelli di Robert Fried e Andrei Weil, ma per il nostro scopo Breathwalk sufficientemente valido anche perch contiene molti esempi ed esercizi pratici; chi preferisce riferirsi alle tecniche orientali pu consultare invece i testi di yoga e di ayurveda, nonch i testi di medicina cinese. Teniamo presente che in tutto lOriente il respiro ha un ruolo fondamentale nella cura della persona e che il chi, o ki, rappresenta lenergia, lo spirito vitale, ma anche il soffio del respiro. Il respiro ha una componente sacra anche nelle religioni occidentali, basti pensare all alito con cui Dio impasta luomo nella tradizione ebraica e cristiana, e al Verbo che si fa carne (cio Dio che si fa uomo tramite la parola, che emissione di suono e di respiro).

Secondo giro

Arrivati sul punto da cui siamo partiti, fermiamoci un attimo a respirare, da fermi, a occhi semichiusi e bocca semiaperta (lingua contro il palato). Se ci fa piacere possiamo muovere mani e braccia, scuotere dolcemente la testa, passarci le dita fra i capelli, massaggiarci le gambe. Apriamo gli occhi, li spalanchiamo e li socchiudiamo pi volte. Sbadigliamo. Poi, ripartiamo in direzione contraria.
Ora camminiamo in senso orario. Il significato quello di caricarci di rinnovata energia; buttata via una pelle, dobbiamo crearcene unaltra. Lo sguardo alto e mobile: guardiamo il cielo, gli alberi, poi ci concentriamo nuovamente su noi stessi. Le mani e i piedi sono attivi e vigili, pronti a raccogliere informazioni e a carpire energia dalla terra e dallaria. Ci sforziamo di sentire la diversit dei punti del suolo che calpestiamo, e le mani si muovo nellaria come tentacoli prensili e curiosi.
Il respiro deve essere sempre regolare. Pu succedere che allinizio proviamo una lievissima tachicardia: naturale, perch sperimentiamo una sorta di euforia legata alla nuova condizione del nostro essere e allenergia con cui ci stiamo ricaricando attraverso la direzione in senso orario. Ma presto passer, e a quel punto ci regolarizzeremo e riprenderemo ad ascoltare il ritmo dellaria che ci attraversa, concentrandoci ora per maggiormente su quella in entrata.

Accolgo lenergia, anche senza vederla: la sento con i piedi e con le mani, con la testa, con tutto il corpo. Posso utilizzare le tecniche che conosco: non certo lo jogging o la marcia, ma il qi gong per esempio va benissimo.

Il passo quadrato, se avete tempo a disposizione, molto utile in questa fase, perch vi d un ritmo lento ma costante e vi permette di immagazzinare davvero molta energia a livello del dan tien inferiore. Potete immaginare di avanzare in un canneto, e di scostare le canne con le mani mentre procedete. Oppure potete immaginare di camminare sul letto di un fiume, con lacqua fino alle ginocchia (o anche pi su, se non vi d ansia o senso di freddo), andando incontro alla corrente con le braccia aperte pronte ad aiutarvi in caso incontriate ostacoli o possiate scivolare. Oppure, usate la vostra immaginazione. E importante in questa fase, se vi piace, utilizzare comunque una tecnica di visualizzazione, perch vi consente di massimizzare il bottino energetico senza distrarvi guardandovi intorno. E altrettanto vero per che questo richiede una buona conoscenza del luogo e anche una discreta abilit, perch se esagerate potreste cadere, sbagliare strada o andare contro qualcuno!

Sta a ciascuno di noi trovare il suo modo ideale per camminare, respirare e visualizzare. Io talvolta mi sorprendo a parlare ad alta voce, a cantare un motivetto, oppure ho unilluminazione riguardo a una parola, un concetto o unidea su cui sto lavorando. E la fase in cui una soluzione pu apparire allimprovviso, oppure un nome o un luogo dimenticato pu emergere inaspettatamente dalla memoria. Pu essere importante come pu non esserlo; prendetene comunque nota, perch queste rivelazioni inattese raramente sono senza significato e spesso rivelano la loro utilit anche dopo molto tempo.

Terzo giro

Tornati di nuovo al punto di partenza, siamo pronti, dopo una breve sosta, a ripartire nello stesso senso (orario). La direzione la medesima: cosa cambia allora in questo giro? Ci che cambia il nostro rapporto con la realt che ci circonda. Nel primo giro eravamo chiusi in noi stessi e desideravamo soprattutto ripulirci; nel secondo giro eravamo trasformati in ricettori denergia; ora che abbiamo recuperato il nostro equilibrio psicofisico guardiamo il mondo con gli occhi, il naso e le orecchie bene aperti, mentre i nostri piedi ci conducono lungo un percorso che gi conosciamo.

Respiriamo profondamente allinizio, quasi a sentire maggiormente il flusso dellaria che ci attraversa: dentro e fuori, dentro e fuori possiamo aiutarci con le braccia, come se stessimo facendo ginnastica. Poi riprendiamo la respirazione regolare, modulata sui nostri passi.

Guardiamoci intorno: alberi uno diverso dallaltro, erba, trifogli, forse un quadrifoglio e poi panchine, giochi per i bambini, una coppia di anziani e una ragazza che fa jogging, un cane che corre dal suo padrone un bambino che strilla. Ed ecco prorompere suoni e rumori: gli uccelli, le voci e, lontano, il rumore del traffico. Forse le campane. Poi gli odori: fiori, terriccio, erba, ma anche caff, deodorante, benzina, cibo, fumo Cose che ci piacciono e cose che non ci piacciono: ascoltiamo, guardiamo, annusiamo e passiamo oltre. I nostri passi ci danno le ali, ci permettono di trascorrere nei luoghi senza fermarci, quasi senza sentire il nostro stesso peso. Non abbiamo fretta di arrivare, ma neanche desiderio di stare immobili. Camminiamo in mezzo ai colori, ai suoni, alle folate di vento, ai profumi, alle altre masse che come noi si muovono. Respiriamo tutti la stessa aria e la espiriamo nello stesso luogo. Siamo tutti collegati dal respiro, che ci piaccia o no. Ecome nuotare nella stessa acqua, mangiare dallo stesso piatto, bere dallo stesso bicchiere. Meglio sentirsi solidali, uniti in questa fratellanza, volenti o nolenti. Se pensassimo che gli altri ci consumano laria, che ci serviamo nello stesso piatto, faremmo lo sbaglio di credere che qui, su questa terra, ci sia qualcosa che appartiene solo a noi. Ma non cos. Avevano ragione gli indiani dAmerica come fa luomo bianco a dire che la terra gli appartiene? Siamo noi che apparteniamo alla Terra. Dimostriamole riconoscenza perch ci nutre, ci scalda, ci veste, ci accoglie. E non proviamo odio per chi respira la nostra stessa aria.

In questa fase vantaggioso fare progetti e programmi. E una fase in cui siamo molto lucidi e costruttivi. Possiamo cercare di applicare gli insegnamenti del pensiero positivo e anche del transurfing. Possiamo comprendere se il momento di prendere una determinata decisione, o comunque di affrontare un problema, o se quel momento non ancora giunto.

E importante, per, che continuiamo a camminare. Pu venirci voglia di fermarci, sotto questo albero particolarmente invitante, o in quella radura ombrosa c una comoda panchina che sembra aspettare solo noi un gruppo di persone con cui potremmo scambiare due parole invece dobbiamo resistere, per non rovinare tutto: questo terzo giro deve compiersi fino alla fine, sempre camminando. Dopo, potremo fare quello che pi ci piace. Ma adesso non dobbiamo interrompere il flusso di energia, dobbiamo riportare i nostri piedi al punto da cui sono partiti. Non dobbiamo nemmeno fermare i pensieri, che corrono a briglia sciolta. Pu viceversa venirci il desiderio di allungare il passo; neanche questo vantaggioso. Cerchiamo di mantenere intatti il ritmo dei piedi e del respiro, fino alla fine. E un esercizio anche di autodisciplina. Larrivo non un traguardo, larrivo una parte del percorso, importante come tutte le altre.

Larrivo

Adesso posso fare quello che voglio. Tornare subito alla vita frenetica di sempre, andare in palestra, andare a letto, vedere gli amici o la famiglia. Oppure regalarmi qualche altro minuto e, soprattutto se la stagione lo consente, sdraiarmi a terra.
Non avete idea della meravigliosa esperienza che vi perdete se non lavete mai fatto. Mi chiederete: a occhi aperti o chiusi? Supini o bocconi? Fermi o in movimento? Vi rispondo subito: a piacere. Limportante sentire il contatto con la terra, con la maggior parte possibile del corpo. Prato, cemento, ghiaia, sabbia, erba, non importa: ogni luogo vi dar le sue sensazioni precipue, e irripetibili. Se volete, potete abbracciare gli alberi (non scherzo: esiste una vera e propria filosofia/terapia in proposito: la dendrologia ). Poi, siete pronti a ripartire.

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1 Henry David Thoreau, Walking (1861), trad. it. Camminare, Mondadori, Milano 2009.
2 Italo Calvino, Il segno nello spazio, Tutte le Cosmicomiche, Mondadori, Milano 2003.
3 Antonella Agnoli, Le piazze del sapere: biblioteche e libert, Laterza, Bari 2009.
4 Yogi Bhajan & G. Singh Khalsa, Breathwalk (2000), Astrolabio, Roma 2002.
5 Ci sono molti testi validi. Uno dei pi semplici, con illustrazioni ed esercizi, Micheline Schwarze, Qi Gong, Red Edizioni,Como 1995.
6 Vadim Zeland, Reality Transurfing (2003), trad. it. Lo spazio delle varianti; Il fruscio delle stelle del mattino; Avanti nel passato, Macroedizioni, Cesena 2009, 2010.
7 Vedi:
http://www.spaziosacro.it/corsi/dendroterapia_energetica/ Segnalo anche, per chi per motivi di salute non possa camminare e possa/voglia crearsi un suo spazio verde dalla giusta energia, Bioenergetic landscape: la progettazione del giardino terapeutico di Marco Nieri (Sistemi Editoriali 2009).






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