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Archibio.com  >  Salute e benessere >  Wellness >  Un fiocco rosa per le scienze non convenzionali: è nata la Biogeometria

Un fiocco rosa per le scienze non convenzionali: è nata la Biogeometria

Geometria significa misurazione (metria) della Terra (geo)

Autore Alessandra Calanchi
Categoria Wellness

Globo terrestre

Spesso si pensa alla geometria come a una disciplina sorella della matematica, che si occupa sostanzialmente di rette, triangoli e solidi, dimenticando che “geometria” significa letteralmente misurazione (metria) della Terra (geo) e che quindi è una scienza molto più legata all’ambito “organico” di quanto si possa supporre. Senza disturbare la teoria di Gaia, non c’è dubbio che la Terra possa infatti essere a ragione considerata o un immenso organismo, o un pianeta che ospita numerose specie di organismi; e ancor prima che si iniziasse a parlare di frattali e di entanglement si poteva ben comprendere che se una scienza ha l’onere di “misurare” la Terra non potrà accontentarsi né delle sole regole della geometria euclidea, né delle nozioni classiche di spazio e di tempo.

Detto questo, in tempi piuttosto recenti la geometria è uscita in diverse occasioni dal suo hard core disciplinare. Per esempio, si parla spesso di “geometria sacra” relativamente ai rosoni delle cattedrali, e a tutti sono noti gli studi di Masaru Emoto sulla memoria dell’acqua e sulle “cristallizzazioni” di questa in forme simmetriche (geometriche). Da quando poi lo studio dei frattali è uscito dagli ambiti specialistici per approdare fra la letteratura di consumo, è apparso ben chiaro che la geo-metria dovrà occuparsi anche di prendere in esame la struttura “ologrammatica” di piante, coste frastagliate, circonvoluzioni cerebrali, cavolfiori e molto altro ancora.

Una disciplina che si è affacciata di recente nel mondo delle scienze (pardon, para-scienze) e, naturalmente, nel web è la biogeometry. Inventata dal dott. Ibrahim Kamir, autore del libro Biogeometry uscito in Egitto nel 2010 in lingua inglese, la Biogeometria è già approdata negli Stati Uniti grazie alle conferenze dell’autore (sponsorizzate dal Vesica Institute for Holistic Studies, www.vesicainstitute.org). Chi è curioso/a troverà un “biogeometry products online shop” che vende soluzioni per il riequilibrio e il benessere, e su You Tube un video che si intitola “Biogeometry at Ikea, Stockholm”.

Però la biogeometry non ha ancora un nome italiano nel momento in cui scrivo. Eppure se ne è parlato alla radio (vedi l’intervista con Pier Paolo Alberghini, un architetto italiano che collabora con Karim in Europa e Nord America) e la traduzione non riserva particolari difficoltà: pertanto non vedo perché non la si possa chiamare “biogeometria”. Di che si tratta? La possiamo definire, con un ossimoro, una “disciplina interdisciplinare” che include lo studio delle energie dei colori, dei suoni, delle onde di forma, cioè di tutte quelle vibrazioni, o frequenze, che spesso non vediamo a occhio nudo ma che creano un reticolo forse misurabile.

Insomma: la biogeometria si appresta a diventare una nuova (pseudo)scienza del futuro? Oppure è destinata a diventare soltanto un’altra appendice new age delle varie teorie vibrazionali che affollano i testi di bioenergetica? O, ancora, sarà del tutto smascherata come fake science (scienza fasulla) e scomparirà dallo scenario internazionale prima ancora che la sua identità italiana faccia la sua comparsa nei siti web del nostro Paese? O, infine, com’è più probabile, di lei resterà solo il marchio commerciale che circola in vari siti - BioGeometry® Energy Systems Ltd?

N
on siamo indovini e non possiamo saperlo. Ma se davvero la biogeometria dovesse espandersi fra i non-scienziati animati da bizzarre curiosità para-scientifiche, sono convinta che vi sarebbero molte questioni da sottoporre al suo interesse. A puro titolo speculativo, così, per gioco, senza nessuna pretesa di scientificità, e rischiando di dire cose banali o risibili, provo a immaginarne una. Ripeto: per gioco.

Abbiamo tutti presente la sezione aurea. Tale nome (nonostante la nozione sia pitagorica, quindi ben più antica) viene dal latino aurum, cioè oro. In realtà in greco si parlava di theia analoghia (analogia divina): perché in latino al concetto di “divinità” si sostituì quello di “oro”? Sempre giocando, proviamo a supporre che questa scelta in realtà nasconda un gioco di parole: aurum è molto simile ad auris, che significa orecchio. Che ai romani piacesse giocare è risaputo. basta pensare al famoso “quadrato del sator” e all’illuminante traduzione di Maria Grazia Lopardi che accanto alla traduzione tradizionale (il seminatore Arepo tiene diritte le ruote del suo carro) ne intravede una molto più suggestiva che potrebbe suonare circa come “il creatore (dell’universo) sostiene le sfere (celesti) con la sua azione”. Quindi perché, sull’onda lunga di questi “giochi”, non potremmo ipotizzare che esistesse un gioco di parole segreto fra aurum e auris, due termini che apparentemente non hanno nulla in comune? Che c’entra infatti l’orecchio con l’oro?

Innanzitutto, la saggezza popolare ci regala proverbi come “Il mattino ha l’oro in bocca” e “La parola è d’argento, il silenzio è d’oro”, modi di dire che collegano direttamente i metalli nobili ai cinque sensi e in particolari al gusto e all’udito. In secondo luogo, è vero che l’architettura offre più esempi evidenti di utilizzazione degli organi della vista (l’oculus del Pantheon a Roma è un caso noto) rispetto a quelli dell’udito, ma ciò non significa che questi ultimi siano inesistenti. La mia ipotesi è che esempi di questo tipo possano essere nascosti come in un enigma. Confrontiamo i disegni della sezione aurea (il noto disegno a forma di conchiglia che tradizionalmente rappresenta le proporzioni ideali per la costruzione di un edificio) e del vestibolo auricolare (che fra l’altro contiene un elemento chiamato coclea, cioè conchiglia):

Orecchio Sezione aurea

Come si può vedere, la somiglianza è strabiliante e del resto non è mai passata inosservata, anzi i disegni vengono spesso associati. Si parla però della sequenza di Fibonacci e non di orecchio, e anche quando si legge che le norme che governano la sezione aurea sono quelle della simmetria (“accordo” delle misure) e dell’euritmia (“armonia”) si dimentica che queste due nozioni appartengono anche all’ambito musicale. Inoltre il modo in cui il suono si propaga nell’aria è molto simile all’andamento del DNA e allo stesso segmento aureo che abbiamo visto sopra.

Onda sonora Dna

E’ peraltro parere di illustri studiosi (Cross e Watson 2006) che l’archeologia si sia occupata relativamente poco di acustica. E’ solo di recente infatti che sono nate discipline come l’archeoacustica, che giustamente dà all’udito e ai suoni in relazione con un ambiente il giusto valore. Abbiamo letto spesso che la nostra civiltà occidentale è da sempre più interessata alla vista che al suono – ma se così non fosse?

Se dovessimo scoprire che il segreto della vera armonia, dell’equilibrio, ovvero la sezione aurea, è legata occultamente anche agli aspetti auricolari? In fondo nel corpo umano la sede dell’equilibrio è negli orecchi, non negli occhi; e illustri neuroscienziati del MIT ci hanno recentemente dimostrato, fra le altre cose, che 1, quasi ogni oggetto ha la proprietà di emettere suoni indipendentemente dalla possibilità che hanno gli uomini di percepirli; 2, la risonanza di un oggetto dipende in gran parte dalla sua struttura geometrica;  e 3,  che il moto di un oggetto che vibra è armonico e sinusoidale (Schnupp, Nelken, King 2011).

Questo piccolo esempio ludico solo per suggerire che la biogeometria, una disciplina veramente interdisciplinare, potrebbe forse muoversi su campi di indagine molto interessanti, spaziando dalle aree scientifiche a quelle umanistiche (nel solo esempio che ho citato sono in gioco: architettura, lettere classiche, teoria dei giochi, enigmistica, acustica, neuroscienze, geometria, fisiologia, anatomia, fisica). Forse si tratta davvero solo di un gioco, ma spesso è giocando che nascono e si sviluppano le idee.


Opere citate

Cross, Ian and Aaron Watson (2006), capitolo 11 “Acoustics and the Human Experience of Socially-organized Sound”, pp. 107-116, in <www.mus.cam.ac.uk/.../archaeosound_Ch11>

Lopardi, Maria Grazia, Il quadrato magico del Sator, Edizioni Mediterranee, Roma 2006.

Schnupp, Jan, Israel Nelken, Andrew King, Auditory Neuroscience. Making Sense of Sound, Massachussetts Institute of Technology, Cambridge, Mass. 2011.

 

Siti da cui ho tratto le immagini:

http://pocketstudy.blogspot.it/2007/05/orecchio.html

http://aeteres.com/sezione-aurea/la-sezione-aurea-un-rapporto-divino/

http://it.wikipedia.org/wiki/File:Onda_sonora.jpg

http://www.lifesorigin.com/chap8/DNA-structure-1.php






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