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Archibio.com  >  Ambiente >  Fenomeni di inquinamento >  Indagine di Greenpeace sulle acque potabili

Indagine di Greenpeace sulle acque potabili

Autore Redazione Ambiente
Categoria Fenomeni di inquinamento

Nella maggior parte delle città, l'acqua viene disinfettata mediante l'uso di cloro che reagisce con la materia organica disciolta dando luogo alla formazione dei trialometani, un gruppo di composti organici in buona parte cancerogeni per l'uomo. Si ritiene che l'assunzione di questi composti, soprattutto a concentrazioni elevate, possa contribuire all'aumento dei tumori delle vie uro-genitali come già hanno rilevato studi condotti a livello internazionale.
Le risorse idriche non rappresentano un patrimonio inesauribile. In Italia più del 70% dei prelievi idrici è assorbito dall'agricoltura, il 10% è destinato al consumo umano mentre il restante 20% viene impiegato dall'industria L'esigenza di una corretta politica di tutela delle acque nasce dalla considerazione che per garantire il risanamentoe l'uso corretto e razionale delle risorse idriche è necessario ridurre ed eliminare l'inquinamento diffuso provocato da attività agricole e industriali e risanare gli acquedotti .
I cambiamenti climatici e l'uso non sostenibile delle risorse naturali da parte dell'uomo, pongono il problema acqua oltre che in termini qualitativi anche in termini quantitativi. In Italia non esiste un riferimento certo sulla quantità totale di acqua disponibile; ma se si considera la quantità utilizzata, più del 70% dei prelievi idrici è assorbito dall'agricoltura con sistemi irrigui spesso poco efficaci, circa il 10% è destinato all'uso potabile; il restante 20% all'industria.
Siccità e desertificazione, inoltre, rappresentano ulteriori gravi problemi che soprattutto nei mesi estivi alcune regioni devono fronteggiare. Il 27% del territorio italiano è interessato da carenza idrica e la tendenza attuale verso processi di tropicalizzazione del clima non faranno che aggravare ulteriormente questo problema. Non è però solo un semplice problema di disponibilità o di disomogenea presenza delle risorse idriche ma di gestione. Per gli acquedotti italiani, infatti, sono state calcolate perdite medie nell'ordine del 30%.


ALTERNATIVE ALLA CLORAZIONE
Va riconosciuto che il cloro ha contribuito ad evitare la trasmissione dei patogeni attraverso le acque e che la sua sostituzione deve avvenire in presenza di alternative concrete i cui possibili effetti indesiderati vanno valutati prima dell'applicazione commerciale.
Sono due attualmente i metodi di disinfezione alternativi impiegati a monte del processo di potabilizzazione: il trattamento conraggi ultravioletti ed il trattamento con ozono. Entrambi i sistemi sono comunque efficaci rispetto al trattamento con cloro nell'abbattere la carica microbica totale senza alterare le caratteristiche dell'acqua. Il vantaggio offerto dal cloro, oltre il basso costo, è dato dalla sua capacità di mantenere un'azione disinfettante anche a valle dei sistemi di trattamento e fino all'utente finale. Ed è proprio questa attività che rende il trattamento con cloro pericoloso perla nostra salute. Per evitare che i patogeni possano contaminare l'acqua dopo il trattamento con raggi UV od ozono, è quindi necessario sostituire il cloro con un altro agente ossidante, che potrebbe essere rappresentato dall'acqua ossigenata capace di garantire l'azione antimicrobica su tuttala rete.
In molte città italiane ed estere si stanno già sperimentando metodi di potabilizzazione alternativi, come ad esempio l'azione combinata di raggi ultravioletti e acqua ossigenata, ed in alcuni casi i trattamenti alternativi hanno già sostituito il cloro.


RIFIUTI D'ACQUA
La mancanza di fiducia dei consumatori sulla qualità dell'acqua erogata nelle case ha portato ad un aumento progressivo nell'uso delle acque in bottiglia. L'aumento di domanda ha spinto quasi tutte le aziende di acque minerali ad abbassare i costi dell'imballaggio sostituendole bottiglie di vetro con quelle in plastica. Ciò ha portato ad un aumento esponenziale nella produzione di rifiuti plastici che non sono degradabili né riciclabili, e per smaltire i quali in Italia si sta assistendo alla corsa agli inceneritori. In effetti, le plastiche sono l'unica frazione dei rifiuti domestici ad elevato potere energetico, se si escludono carta e legno che possono però essere riciclati o recuperati fino all'80%.
Purtroppo, però, gli inceneritori oltre a disincentivare la riduzione nella produzione dei rifiuti urbani e la raccolta differenziata, sono responsabili di emissioni in atmosfera di composti tossici, come acido cloridrico, metalli pesanti e diossine. Inoltre, oltre un terzo in peso del rifiuto bruciato rimane in forma di ceneri dentro cui si concentrano i composti tossici che non sono stati emessi con i fumi. Le ceneri ed i filtri dei combustori debbono quindi comunque essere conferiti in discariche per rifiuti tossici e nocivi.
In quest'ottica, riappropriarsi del diritto di consumare tranquillamente l'acqua del rubinetto diventa fondamentale anche per invertire la rotta intrapresa da più parti per risolvere in maniera semplicistica e pericolosa l'annoso problema dello smaltimento dei rifiuti urbani.


IL BUSINESS DELLE ACQUE MINERALI
Gli italiani sono i maggiori consumatori di acqua minerale al mondo. Nell'ultimo decennio la produzione nazionale di acque minerali è passata da 6.100 milioni di litri a 9.150, per un giro d'affari totale di circa 4.500 miliardi di lire l'anno. . Andamentoche sembra riflettere una crescente diffidenza nei confronti dell'acqua di rubinetto.
Da merce voluttuaria l'acqua minerale è pertanto sempre più percepita come un bene necessario: l'acqua all'atrazina in Lombardia, i numerosi casi di inquinamento delle falde acquifere, la maggior sensibilizzazione sui rischi della clorazione delle acque potabili hanno contribuito ad alimentare il mercato delle acque minerali.
Oggi il consumo delle acque minerali non solo costa in media ad ogni famiglia italiana 500.000 lire l'anno, ma contribuisce alla drammatica emergenza rifiuti per la produzione di oltre 5 milioni di bottiglie in plastica all'anno.


CONCLUSIONI
L'acqua destinata ad uso potabile è un bene che deve essere garantito insieme alla sicurezza per la salute e per l'ambiente.
Greenpeace chiede l'applicazione di sistemi di potabilizzazione alternativi che non costituiscano pericolo per la salute e per l'ambiente e sostiene la promozione di interventi che consentano la possibilità di utilizzare l'acqua del rubinetto.


Fonte Greenpeace: http://www.greenpeace.it/camp/toxic/acqua/index.html





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