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Archibio.com  >  Turismo ecologico >  Vacanze in bici >  Mountain Bike in sella alla natura

Mountain Bike in sella alla natura

L’indissolubile binomio Romagna-bicicletta

Autore Redazione Turismo
Categoria Vacanze in bici

Mountain Bike
L’indissolubile binomio Romagna-bicicletta, trova nella Primavera, forse, la stagione più fertile: non c’è ancora il caldo afoso dell’estate e pedalare in collina, in giornate inondate dal tepore del sole, non ancora aggressivo, è una panacea per tutti i mali. Se pedalare in strada è piacevole, divertente, nonché un ottimo esercizio, farlo in mountain bike, ancor più a stretto contatto con la natura, è quasi meglio. Ecco dunque alcuni suggerimenti - ma ve ne sono molti altri – per trascorrere una giornata all’aria aperta.

 

Tredozio-Colle del Tramazzo

Lunghezza: 21 km, difficoltà: media, durata: 1 ora e 30' circa.

A Tredozio vi sono molti parcheggi, non c'è che l'imbarazzo della scelta. Dal centro si va per il campeggio nei primi chilometri asfaltati. La pendenza non decolla, ma i casolari di Scarzana annunciano cambiamenti. Infatti si presenta lo sterrato e a poco a poco il contrafforte cresce d'intensità. Al passo della Solista s'innalzano 967 metri di roccia arcuata, un irto sentiero arranca sulla sinistra verso il Tramazzo. Andando diritti si finisce a San Benedetto in Alpe, meglio non sbagliare. Il colle imperversa, circondato da cerri e faggi, ma la pressione è sui pedali che sembrano regredire. Poi si digrada leggermente ed il crinale si raggomitola volando da un colle all'altro a cavallo dei novecento metri. Monte Collina si lancia in tuffo nel bosco che acchiappa Cerreta. Caprioli, lupi, tassi e donnole qui sono a casa loro. A Bagno la caduta scema: dopo un tratto a singhiozzi, l'irregolarità del fondo si ripete nell'ultima asfaltata, ma il contrafforte è già lontano. A Casa Bagno si rivede la strada dell'andata.

 

Ca’ Bionda-Porcentico

Lunghezza: 21 km, difficoltà: alta, durata: 2 ora e 30' circa.

Per giungere a Ca' Bionda, occorre prendere la direzione Forlì-Campigna. Superato poi Cusercoli dalla circonvallazione, un cartello sulla destra indica la strada dell'agriturismo. Si inizia quindi dai trecento metri della cima che domina la vallata. Ripercorrendo un piccolo ma impegnativo tratto d'asfaltata, la prima curva a sinistra s'inerpica senza scampo. Inizia l'inghiaiata che sdrucciola sotto le ruote, i rapporti agili sono l'unico rimedio finché non spiana. La discesa nella conca rispunta fuori con una rampa da batticuore, poi, sbucando nel bivio da prendere a sinistra, il tratto si fa dolce e un po' ondulato. Un primo casolare dopo circa 2 chilometri, a destra poi si intravede una cascina. Ora si volta a sinistra per scendere nell'inghiaiata comoda solo in apparenza: la ruota schizza via impazzita fra sassi come noci. Sono circa 3 chilometri in picchiata fino al fosso di Porcentico, che s'attraversa per la prima salita d'asfalto subito a sinistra. Fino all'antico borgo la strada sale gradualmente. L'asfalto termina alla chiesa di Porcentico, poi è sterrato incastonato da pietraia. Al quindicesimo chilometro c'è la fontana in una casa che sfida le pendici, poi fino a Cerecchio di Sopra si macina ancora un tozzo di contrafforte. Lì un antico casolare concede tregua per un po': la discesa lascia solo qualche avvallamento, 5 chilometri se ne vanno, poi a sinistra si nasconde un sentiero che porta al passo del Becco prima e della Fusa poi. Andando dritto si andrebbe fino a Castagnolo. Meglio quindi non sbagliare e navigare nei 4 chilometri di saliscendi che si ritorcono fino allo sterrato dell'andata. Finito il sentiero si va a destra e poi ancora la prima a destra, che scende e sale vertiginosamente. Ecco che si ritorna alla prima inghiaiata: farla in discesa, ora, è tutta un'altra cosa. Ancora strappi fino all'ultimo tratto d'asfalto, che parte sulla destra per salire alla Ca' Bionda

 

Balze-S. Alberigo

Lunghezza: 21 km, difficoltà: alta, durata: 3 ore

Questo percorso, fra i più suggestivi in assoluto della mountain bike, parte dalle Balze di Verghereto. Percorrendo la strada asfaltata che sale dalla E45, dopo essere usciti a Verghereto, ci s'incunea nelle formazioni calanchiche delle argille scagliose di formazione eocenica. Lasciata l'auto nella piazza centrale, si ripercorre a ritroso un piccolo tratto di discesa che, dopo 1,82 chilometri sale a destra per la prima asperità. Gradualmente la sterrata accentua gli strappi, fino al Poggio Mula d'Oro. Avanti sempre a sinistra, il computer segna 3,76 chilometri al cancello da aprire e richiudere! La raccomandazione vale anche per quelli successivi, perché si attraversano diverse proprietà private. Avanti diritto quindi, seguendo un sentiero gibboso che attraversa un ampio pascolo. Sulla sinistra si apre un varco la prima mulattiera, che scende veloce fra gli abeti. Un altro cancello ai 4,70 chilometri precede l'asfaltata da prendere a destra per il monte Fumaiolo. Sono circa 2, 5 chilometri di salita che non morde. Ai 7,06 la freccia del rifugio Moia indica la strada a sinistra. Faggio e abete bianco la fanno da padroni, mentre il sentiero se ne sta aggrappato alla montagna. Al chilometro 7,73 si prende a destra nel tornante spigoloso ed al chilometro 9,56 si respira la quiete del rifugio Giuseppe: il sentiero biforca verso sinistra. L'ascesa continua fino al poggio dei Pratoni a 1384 metri ed al chilometro 10,50 si svolta a destra. Si prende fiato poi nel piccolo piazzale per spiccare il volo verso il rifugio Biancaneve, situato nei pressi del monte Fumaiolo. Siete in cima ed ora a sinistra cala vertiginosamente la mulattiera delle Balze. C'è però una digressione al chilometro 14 con ennesimo cancello da superare. Dopo pochi metri, avanti a sinistra, con attenzione perché un sentiero ben più marcato prosegue, ma non è quello giusto. Una manciata di metri ed ennesima svolta a sinistra per giungere, al chilometro 14,74, ad un altro cancello che, sempre dalla stessa parte, introdurrà in un sentiero immerso nelle felci. Al chilometro 16,28 il romitorio di S. Alberigo merita una pausa. Al chilometro 17,33 ecco il solito cancello a sinistra, poco prima di una colonna che precede un altro sentiero dallo stesso lato: chi è stanco ha quest'ultima alternativa, scendendo direttamente in paese. L'altra soluzione è quanto mai allettante perché, diritto in mezzo ad un mare di ginestre, lo strepitoso single track scala il poggio del Fassino.






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